Informare il principale: il coraggio dell'onestà
Spesso la persona con SM teme di perdere il lavoro comunicando la propria diagnosi in azienda. Anche se la scelta spetta soltanto a voi, ecco qualche consiglio su come comportarvi
Innanzitutto occorre distinguere tra chi cerca un lavoro avendo già la SM e chi scopre di esserne affetto dopo l'assunzione.
Nel primo caso ci sono due possibilità: cercare un'occupazione tramite i canali abituali (e allora il problema di informare o meno l'azienda si pone) o usufruire delle liste del collocamento mirato (in quest'ultimo caso il problema non sussiste perché il lavoro è compatibile con la SM, in quanto la capacità lavorativa è stata valutate da un'apposita commissione).
Quando la malattia viene diagnosticata a chi ha già un lavoro si presenta il dubbio sull'obbligatorietà di comunicare la diagnosi all'azienda. È bene chiarire che secondo l'articolo 4 della Legge 68/99, la malattia non può essere motivo di licenziamento, il quale può verificarsi solo per giusta causa. È tuttavia opportuno tenere presente due considerazioni.
La prima, basata sul principio di buona fede, è questa: essendo il rapporto di lavoro un contratto, i contraenti hanno l'obbligo della reciproca correttezza.
La seconda, invece, è ispirata alla legge sulla privacy e comporta che non sia indispensabile informare nei dettagli il datore di lavoro sulle proprie condizioni di salute.
La sclerosi multipla in realtà sembra essere considerata più terribile da chi non l'ha piuttosto che da chi ne è affetto.
Come è emerso anche durante l'esperienza maturata dall'AISM con il Progetto Horizon, condotto dal 1998 al 2000, alla base di molte situazioni lavorative bloccate vi è spesso una scarsa informazione sulla SM, oltre alla situazione psicologica causata dai mutamenti che la patologia comporta. È importante, dunque, che anche il datore di lavoro riceva informazioni chiare ed esaustive. In primo luogo vorrà sapere se siete in grado di continuare con le attività di prima. È bene rassicurarlo in tal senso, oppure se ciò non è possibile, chiedergli apertamente che le vostre mansioni siano cambiate.
È anche necessario discutere con lui su alcuni eventuali accorgimenti che possano rendere più semplice la vostra attività, come per esempio lo spostamento della scrivania in un luogo più idoneo, un adattamento del posto di lavoro, l'applicazione di un orario flessibile o, se è il caso, la possibilità di utilizzare ausili. Tutto ciò senza avere timori, ma ricordando che il lavoro è un vostro diritto.