Disabili e lavoro: con l'ICF si fa strada una nuova mentalità
Una nuova idea di disabilità «si aggira» per l'Italia.
Ha una sigla: ICF. E significa, prima di tutto, un nuovo approccio culturale alla definizione della «salute» che comincia a trovare applicazioni concrete nel campo dell'inserimento lavorativo. Se ne è parlato di recente al Convegno internazionale sulle politiche per l'inclusione lavorativa dei disabili, tenutosi a Roma lo scorso 6 dicembre: Mario Conclave, responsabile del progetto ICF per Italia Lavoro, agenzia del ministero del Welfare, ha illustrato gli esiti di un'opera di formazione rivolta agli operatori dei Servizi per l'impiego e avviata a livello nazionale fin dal 2003.
Di cosa si tratta? Con 19 corsi, che hanno visto un totale di 1.400 partecipanti, i medici del lavoro e gli operatori di Asl, Commissioni provinciali tripartite, cooperative sociali, centri per l'impiego e il collocamento mirato sono stati informati e sensibilizzati sulla nuova «Classificazione internazionale del funzionamento, della salute e disabilità» (ICF, appunto) che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha introdotto dal maggio 2001.
L'ICF manda in pensione la vecchia «Classificazione internazionale della disabilità e degli handicap» (ICIDH), ma non è solo una burocratica questione di parole ed etichette. Nel nuovo linguaggio utilizzato, il principio base è che ogni essere umano può avere un problema di salute e l'ambiente che lo circonda ne può determinare la disabilità. Non a caso, la disabilità stessa viene definita come una «condizione di salute in un ambiente sfavorevole».
L'obiettivo, insomma, è di spostare l'attenzione dalle cause all'impatto sul funzionamento della persona, ponendo tutte le condizioni di salute allo stesso punto di partenza. La nuova classificazione dell'Oms per definire la disabilità deve essere utilizzata in tutti gli ambiti: dall'istruzione alla previdenza sociale, dal settore assicurativo a quello del lavoro.
E proprio su quest'ultimo terreno il ministero del Welfare ha avviato nel 2003 una serie di azioni progettuali, tra cui «ICF e politiche del lavoro»: interventi di formazione e comunicazione per cambiare l'approccio mentale di chi, nei Centri per l'impiego, si trova in contatto quotidiano con le esigenze di inserimento lavorativo delle persone diversamente abili. «Il progetto ICF - ha spiegato Mario Conclave a Roma - non è stato una sperimentazione in laboratorio, ma si è realizzato sul terreno concreto dell'inserimento lavorativo e con le persone direttamente interessate.
La classificazione ICF si è aperta infatti ad un approccio intersettoriale, perché l'inserimento lavorativo dei disabili interpella strumenti diversi, così come, allo stesso tempo, è un pezzo di una più ampia integrazione sociale».
SM, ICF E POLITICHE DEL LAVORO
Nel maggio 2001 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha sostituito la vecchia Classificazione Internazionale della disabilità e degli handicap (ICIDH) con la "Classificazione internazionale del funzionamento, della salute e disabilità" (ICF), allo scopo di fornire un linguaggio unico per descrivere la salute e gli stati ad essa correlati. Questa nuova classificazione internazionale del funzionamento, delle disabilità e della salute segna il passaggio da un accertamento della disabilità basato sul modello medico (ovvero incentrato sulla diagnosi) ad un modello sociale, il quale fa emergere che le discriminazioni e gli svantaggi a cui le persone con disabilità vanno incontro sono spesso prodotti dalla società.
Inoltre l'ICF individua gli interventi necessari per garantire eguaglianza di opportunità e valorizzazione delle capacità dell'individuo.