Terapie alternative e complementari:
cosa sono
Da qualche decennio a questa parte, è diventata quasi una moda affiancare la medicina tradizionale alle terapie complementari (dette anche terapie alternative o terapie non convenzionali). E' una definizione elastica che cela uno scenario molto variegato.
Le terapie complementari comprendono infatti un'ampia varietà di pratiche che vanno dall'omeopatia ai fiori di Bach, dall'agopuntura alla chiropratica, dall'osteopatia a qualsiasi altro trattamento venga proposto come soluzione a un malessere, o a una condizione di malattia, senza essere riconosciuto come rimedio efficace dalla medicina ufficiale.
Le terapie complementari sono spesso oggetto di attenzione da parte di giornali, Internet e TV. Si rischia quindi di essere sommersi da informazioni non sempre univoche o corrispondenti alla realtà.
Per valutare l'efficacia di una terapia è importante avere presente la differenza sostanziale tra sperimentazione scientifica e testimonianze individuali. Ovvero: una cosa è affermare che una certa pratica è utile perché uno studio clinico ha dimostrato la sua efficacia testandola su un gruppo di persone e rispettando severe regole metodologiche; un'altra cosa è affermare che la stessa pratica complementare fa bene per "sentito dire", perché lo dice l'amico o perché c'è scritto su Internet. Senza nulla togliere alla buona fede di chi testimonia di aver avuto un effetto positivo adoperando un certo tipo di terapie o di pratica, va sottolineato che la scienza si muove su un piano diverso, puntellato da prove cliniche e dimostrazioni documentate.
Si consiglia perciò a una persona con SM che sente il desiderio di accostarsi a una terapia complementare di:
▪ parlare delle proprie intenzioni con il neurologo e con il fisiatra che, in base a una valutazione generale dello stato di salute e della progressione della malattia, distingue le pratiche utili da quelle, viceversa, da evitare;
▪ stabilire insieme con il neurologo quali terapie complementari affiancare in tutta sicurezza con i farmaci che già si prendono;
▪ diffidare di testimonianze mirabolanti, di trattamenti eccessivamente costosi o che richiedono la sospensione di terapie farmacologiche;
▪ basare il giudizio su informazioni provenienti da fonti autorevoli (neurologo, fisiatra, associazione).
Alcune terapie complementari sono classificate come terapie fisiche perché rivolte al corpo o il movimento, parte essenziale di una vita sana, con o senza sclerosi multipla.
La debolezza, la difficoltà a muoversi o a stare in equilibrio possono indurre una persona con SM a rinunciare a priori a dedicarsi a pratiche come lo yoga o il T'ai Chi, per paura di farsi del male o per evitare si sentirsi in imbarazzo di fronte agli altri.
L'atteggiamo corretto non è quello di scoraggiarsi ma di informarsi.