Che cosa fare prima
«In gravidanza ti dicono tutti di non prendere medicine e io non sapevo cosa fare: se era meglio smettere con la terapia o se potevo continuare.
Da un lato avevo paura di una ricaduta, dall'altro non volevo rischiare di fare del male al mio bambino» racconta Daniela, mettendo sotto il riflettore uno dei punti più problematici.
Quando si decide di concepire un figlio, la prima cosa da fare è parlarne con il proprio medico, l'unico autorizzato a dare consigli sui farmaci. È naturale, come fa Daniela, domandarsi se gli immunomodulanti e gli immunosoppressori possano danneggiare il feto, soprattutto durante il periodo più delicato del primo trimestre quando si formano gli organi del bambino. O se gli stessi farmaci aumentino il rischio di aborto.
In effetti, la maggior parte dei medici consiglia a una donna con SM che vuole rimanere incinta di sospendere le terapie (interferone beta, glatiramer acetato, azatioprina, metotressato, eccetera) almeno tre mesi prima del concepimento e di iniziare invece a prendere l'acido folico, una vitamina che previene i difetti del sistema nervoso centrale ed è indispensabile al feto.
Purtroppo non è ancora ben chiaro se la sospensione dei farmaci immunomodulanti e immunosoppressori possa avere un impatto sfavorevole sul decorso della SM negli anni successivi, soprattutto per le donne che riescono a controllare l'attività di malattia solo grazie a queste terapie.
In caso di ricadute durante i mesi della gestazione, comunque, il medico valuterà i rischi e i benefici di prescrivere un ciclo di steroidi. Inoltre, per ridurre al minimo il periodo di sospensione dai farmaci, è utile cercare di programmare i rapporti, impiegando quei dispositivi (stick e minicomputer) che segnalano i giorni più fertili del ciclo mestruale. In caso di una ripresa dei sintomi della SM, si può anche decidere di posticipare il periodo del concepimento e ricominciare la terapia con i farmaci modificanti il decorso della malattia, fino a riportarla sotto controllo.