Parchi accessibili, il sentiero è ancora lungo
Turismo naturale: un diritto di tutti? In giro per l'Italia troviamo sentieri attrezzati, ausili e servizi per le persone con disabilità. Ma troppo spesso si tratta di «pezzi» isolati di verde, che offrono esperienze parziali. Qualche eccezione positiva, da Ferrara alla Majella. E il parere della FISH: bisogna attivare un «sistema» dell'accoglienza
La natura è un diritto: la fruizione dell'ambiente è fondamentale per la crescita di un individuo e per una migliore qualità di vita, e per questo deve essere garantita a tutti i cittadini. È questo il concetto base stabilito dalla Carta di Norcia, il documento firmato nel 2003, in occasione dell'Anno europeo per la disabilità, con il quale istituzioni e associazioni si sono impegnate a rendere accessibili i parchi italiani.
Qual è la situazione oggi, nel 2007? Nonostante un forte interesse da parte di enti e istituzioni e numerose esperienze, positive o meno, di «natura accessibile», c'è ancora molta strada da fare. «Quella che manca - spiega Fabrizio Mezzalana della FISH (Federazione italiana per il superamento dell'handicap), architetto esperto in materia - è una visione globale del problema, con una precisa consapevolezza delle esigenze di una persona con disabilità».
La materia è complessa e riguarda diversi aspetti: dalla progettazione alla manutenzione delle strutture, fino alla corretta informazione da fornire agli utenti. Come si progetta l'accessibilità? Nella maggior parte dei casi, i parchi naturali hanno creato dei sentieri attrezzati per chi si muove su una carrozzina e per persone non vedenti. Il sentiero, di solito, è pianeggiante, ha un fondo compatto ed è dotato di passerelle e di una segnaletica capace di indirizzare e guidare le persone non vedenti. Parcheggi e servizi igienici accessibili sono abbastanza comuni, così come gli osservatori e i musei privi di barriere architettoniche.
Queste strutture, però, offrono spesso un'esperienza limitata della natura. Non è raro trovarsi di fronte a sentieri lunghi appena 300 metri, isolati dal resto del parco e che in alcuni casi, secondo Mezzalana, «non hanno mai visto una persona con disabilità». «Non basta progettare un sentiero - aggiunge Roberto Vitali, presidente del Laboratorio ‘Si Può' e referente tecnico FISH per il turismo accessibile - bisogna anche garantire ai visitatori con disabilità la presenza di strutture turistiche dove poter mangiare e dormire».
Questa mancanza può pregiudicare la fruizione anche del miglior parco accessibile. Se il panorama generale è ancora poco soddisfacente, ci sono però alcune esperienze che hanno realmente raccolto le richieste espresse a Norcia. «Un luogo dove hanno pensato veramente a tutto - continua Vitali - è il Giardino delle Capinere, a Ferrara».
Il Giardino è gestito dalla Lipu (la Lega italiana per la protezione degli uccelli) e si trova all'interno dell'oasi Isola Bianca, l'isola fluviale che sorge sul Po. Una visita a quest'oasi è sicuramente un'esperienza unica: per raggiungerla, infatti, ci si serve della barca accessibile Oasis, su cui chi si muove in carrozzina può salire da solo, in piena autonomia. Una volta approdati all'Isola Bianca, le guide Lipu accompagnano i visitatori alla scoperta dell'oasi, «raccontando» il parco. Come in tutte le oasi Lipu, anche qui l'attività più interessante è l'osservazione degli uccelli. Il fatto di essere circondata dall'acqua e completamente ricoperta dalla vegetazione rende l'isola un habitat particolarmente ricco: si contano fra i suoi abitanti 72 specie di uccelli, a partire dal picchio rosso maggiore, che ne è diventato ben presto il simbolo.
Il cuore dell'oasi è il Giardino delle Capinere, un luogo all'avanguardia per quanto riguarda l'accessibilità. Tutti i sentieri sono infatti dotati di una segnaletica utilizzabile dai non vedenti, e sono realizzati per essere percorsi anche spostandosi su una carrozzina. Per visitare il giardino è disponibile anche uno scooter elettrico. I punti di osservazione che si trovano all'interno delle voliere, poi, sono stati costruiti in modo da offrire una buona visuale anche a chi è in carrozzina. Per le persone non vedenti è stata realizzata una guida tattile dell'Oasi, composta da tavole in rilievo e testi in Braille. Le visite all'Isola Bianca durano in media tre ore e sono sempre guidate dal personale Lipu, un'ulteriore garanzia per l'accessibilità dell'area.
L'Oasi è dotata di servizi igienici accessibili e dispone di un ampio parcheggio proprio al punto d'attracco della barca Oasis. Le visite si tengono il mercoledì pomeriggio e il sabato mattina, oppure su prenotazione (e in questo caso preferibilmente in gruppo). Per informazioni è possibile rivolgersi alla sede Lipu di Ferrara, in via Porta Catena 118, telefonando al numero 0532/772077. Informazioni si trovano anche sul sito lipuferrara.it.
Se nei parchi italiani si vuole davvero garantire l'accessibilità, non ci si può affidare però solo all'iniziativa di singole esperienze. Le buone pratiche sono importanti, ma devono tradursi in sistema. Per questo la FISH, insieme con l'Agenzia regionale parchi del Lazio, ha redatto «Il parco accogliente», un libro che fornisce linee guida sull'accessibilità a operatori, enti e istituzioni. «Il progetto - spiega ancora l'architetto Mezzalana, che ha contribuito alla realizzazione del volume - è il primo tentativo di dare un respiro ampio al problema della natura accessibile.
Le linee guida illustrate nel libro vogliono cambiare la gestione dei parchi in maniera profonda e fornire una visione completa del problema. Le buone intenzioni espresse a Norcia per ora rimangono lettera morta, più per una questione di ‘ignoranza' che di cattiva volontà». Quello che una persona con disabilità può trovare oggi nei parchi italiani è, nei casi migliori, una sensibilità, un'attenzione per le sue esigenze, ma non un sistema davvero accogliente. «Questa sensibilità - spiega Ennio Badolati dell'Acli Anni Verdi, responsabile del progetto ‘Parchi per tutti', il più recente monitoraggio (risale al 2005) sulla natura accessibile - l'abbiamo trovata per esempio nel personale del Parco nazionale della Majella, in Abruzzo».
Si può segnalare in particolare il sentiero Lama Bianca - Fonte della Fratta, accessibile a persone con disabilità, ma ideale anche per anziani e bambini. Lungo circa tre chilometri, il percorso attraversa un faggeto, habitat dell'orso marsicano e del lupo appenninico, ed è attrezzato con tavoli, panche, punti fuoco per barbecue e servizi igienici accessibili. È possibile fra l'altro lasciare l'auto all'inizio e alla fine del sentiero. Alla Majella sono accessibili anche i due musei naturalistici e archeologici, a Caramanico Terme e a Lama dei Peligni. Per informazioni si può visitare il sito web, o rivolgersi al Centro di visita del Parco, in via del Vivaio a Caramanico Terme (Pescara): telefono 085/922343; e-mail majambiente@ tin.it. Non ci sono però solo boschi e foreste: anche l'ambiente marino può essere reso più accessibile.
Fra le aree marine protette merita un cenno quella del Plemmirio, nei pressi di Siracusa, famosa per l'impresa compiuta la scorsa estate da Martino Florio, che ha battuto il record d'immersione ad aria realizzato da una persona con disabilità, arrivando a una profondità di 51 metri.
Nel Plemmirio l'attività subacquea è aperta infatti anche a persone con disabilità e non vedenti, grazie all'aiuto degli istruttori di Hsa (Handicapped Scuba Association). «Lavoriamo da vent'anni in questa direzione - spiega Aldo Torti, responsabile di Hsa Italia - e nella nostra esperienza abbiamo visto come i subacquei siano un po' gli apripista per l'accessibilità al mare.
Un'area attrezzata per i sub è accessibile anche a chi vuole semplicemente stare in spiaggia o farsi un bagno». L'impegno di Hsa si traduce così in una maggiore accessibilità per tutti e in attività di consulenza per le aree marine protette. Il Plemmirio, oltre ai percorsi subacquei per disabili, non vedenti e ipovedenti, si sta attrezzando proprio in questo senso. «
Per le persone con disabilità - racconta il direttore dell'area Vincenzo Incontro - è già attivo un accesso al mare, e ne stiamo realizzando altri tre. Alla Fanusa, inoltre, c'è un centro di accoglienza che fornisce lettini, angoli attrezzati anche all'ombra e possibilità di ristoro». Il parco mette a disposizione anche un trimarano accessibile, con veduta subacquea, col quale si svolgono le visite guidate nell'area marina e le attività di educazione ambientale. Per informazioni si può visitare il sito o chiamare il Consorzio Plemmirio, al numero di telefono 0931/449310.
Prima di partire meglio informarsi
Uno dei più grandi problemi che i parchi italiani devono affrontare è legato alla manutenzione delle strutture.
Le intemperie e gli agenti atmosferici possono danneggiare nel giro di pochi mesi anche i progetti migliori. A questo è strettamente legata la questione dell'informazione che gli enti sono in grado di dare agli utenti, con disabilità o meno. Per far fronte al problema negli ultimi anni si sono succedute diverse esperienze di monitoraggio dell'accessibilità nei parchi.
Fra le più affidabili ci sono il sito realizzato in collaborazione con Co.in. Sociale, la guida del Cts «Accessibilità e fruibilità nelle aree protette» e il sito «Parchi per tutti», gestito dall'Acli Anni Verdi, all'indirizzo. «Si tratta però di esperienze limitate nel tempo - spiega Ennio Badolati, responsabile del progetto -, quella dell'Acli Anni Verdi, per intenderci, è la più recente, ma si ferma al 2005».
Non esiste in altre parole un monitoraggio costante della situazione, che permetta ai visitatori di orientarsi. La situazione delle strutture accessibili può cambiare anche molto in fretta, e questo, racconta Badolati, «purtroppo anche a causa di atti di vandalismo, come è successo in alcuni parchi del Lazio, dove sono state danneggiate o rubate le segnalazioni per i non vedenti».
Al momento mancano informazioni aggiornate, ma manca anche un monitoraggio delle strutture turistiche disponibili nelle vicinanze delle aree protette.
I siti e le guide di cui abbiamo parlato sopra rappresentano ancora un buon punto di partenza, ma prima di muoversi è meglio informarsi di persona sull'effettiva accessibilità del parco. Purtroppo, in assenza di informazioni di prima mano, bisogna mettere in conto la possibilità di trovarsi di fronte a brutte sorprese.





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