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> SM Italia 2 2004
> Convegno scientifico. L'approccio ai sintomi (Assemblea Generale Aism, Roma, 15 Aprile 2007)



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I farmaci che aiutano a sciogliere i muscoli

La spasticità rende difficili molte attività quotidiane. Però si può controllare con trattamenti individuali di riabilitazione e con medicinali: ecco come

La spasticità è uno di quei sintomi della SM che può alterare in maniera significativa la qualità di vita perché interferisce con molte attività quotidiane. Si manifesta con una sensazione di irrigidimento muscolare che può provocare stanchezza, spasmi e dolore e le azioni più colpite sono il camminare, i trasferimenti dalla sedia al letto, l'igiene personale, il vestirsi e l'attività sessuale, per non contare le ripercussioni sull'umore e sull'immagine di sé. Oltre a questi effetti negativi, la spasticità può anche avere effetti positivi poiché un certo tono muscolare residuo può consentire in molti casi di stare in piedi, di camminare e fare trasferimenti.
La spasticità deriva da una risposta abnorme allo stiramento muscolare: un movimento normale richiede, infatti, una sequenza coordinata della contrazione muscolare. Mentre un muscolo si contrae, il muscolo opposto si deve rilassare. Se questo non avviene, si verifica la contrazione simultanea dei due muscoli. Il muscolo spastico è quindi un muscolo incapace di rilassarsi.

Tra gli strumenti che possono essere impiegati per inquadrare questo sintomo c'è la Gait Analysis, un'analisi computerizzata tridimensionale del cammino che consente di valutare l'influenza della spasticità sull'esecuzione della deambulazione e la risposta agli interventi terapeutici.
La gestione della spasticità prevede un approccio interdisciplinare, con l'utilizzo combinato di farmaci e riabilitazione (vedi SM Italia 2/2004), per minimizzare i sintomi. Il trattamento riabilitativo della spasticità deve essere individualizzato e differenziato, in base non solo alle caratteristiche personali, ma anche alle diverse forme cliniche di SM, tenendo sempre presente l'obiettivo di migliorare il più possibile la qualità di vita della persona. Parte fondamentale della gestione della spasticità è anche un'attenta valutazione della comorbilità, cioè la compresenza di altri fattori che possono peggiorare anche solo e temporaneamente la spasticità stessa. Tra questi, le infezioni vescicali, le lesioni cutanee, i disturbi urinari e dell'intestino, i farmaci impiegati per trattare altri sintomi concomitanti, l'abbigliamento scomodo o l'utilizzo di ausili incongrui.

I FARMACI

Per contrastare la spasticità vengono impiegati farmaci con diversi meccanismi d'azione che agiscono a livello del sistema nervoso centrale con lo scopo di rilassare la muscolatura (vedi box per approfondimento). Nel caso in cui i farmaci comunemente impiegati siano inefficaci, oppure si debba intervenire su forme più gravi di questo sintomo, potranno essere utilizzati trattamenti più complessi come l'infusione intratecale di baclofene, la tossina botulinica o il fenolo.

Tossina botulinica
Prodotto delle spore del Clostridium Botulinum, un batterio che prolifera nelle conserve deteriorate in assenza di ossigeno, la tossina botulinica agisce bloccando il rilascio dell'aceticolina, il neurotrasmettitore responsabile del passaggio degli impulsi dal nervo al muscolo, all'origine della contrazione. Individuati dallo specialista che esegue il trattamento, il dosaggio e la modalità di somministrazione variano a seconda del muscolo trattato, del peso e dell'effetto che si vuole ottenere. La durata dell'efficacia va da tre a sei mesi; dopo tale periodo, se necessario, la somministrazione può essere ripetuta perché l'effetto è reversibile. I muscoli sui quali più frequentemente si interviene sono i flessori plantari e il muscolo tibiale posteriore. L'individuazione accurata dei muscoli interessati, tramite esame clinico o elettromiografia dinamica, è una condizione indispensabile per il trattamento. I risultati diventano evidenti dopo alcuni giorni dall'iniezione del farmaco. L'effetto che si vuole ottenere è la riduzione del tono e del dolore oltre alla diminuzione dei sintomi secondari associati alla spasticità. Gli effetti collaterali più comuni sono l'arrossamento nel sito d'iniezione, la comparsa di anticorpi antitossina, oltre a una eccessiva debolezza dei muscoli vicini alla sede dell'inoculazione, comunque reversibile.

Baclofene
Per trattare la spasticità, un'altra possibilità è la somministrazione intratecale di baclofene con l'introduzione di un'apparecchietto che pompa il farmaco, posizionato nel tessuto sottocutaneo della parete addominale. Con un catetere, il farmaco arriva direttamente nel liquor e la pompa viene programmata in maniera da poter modificare il dosaggio del farmaco a seconda delle necessità. La pompa e il catetere vengono impiantati mediante procedura chirurgica. Le persone destinate a tale tipo di trattamento sono selezionate dagli specialisti con un test che dimostri il vantaggio di impiegare tale via di somministrazione. In genere, il baclofene intratecale è impiegato nella spasticità intrattabile e diffusa e gli effetti collaterali più comuni sono: vertigine, sonnolenza, visione offuscata. Il trattamento è molto efficace, ma richiede un lungo tempo d'accettazione e diversi aggiustamenti terapeutici.

Fenolo
Per il trattamento locale della spasticità è possibile applicare il fenolo sui nervi periferici. L'effetto collaterale più frequente è il dolore con bruciore.

Le medicine da prendere per bocca

Baclofene. Inibisce la trasmissione a livello spinale potenziando l'attività del neurotrasmettitore GABA (acido gamma aminobutirrico). Molti studi clinici hanno confermato la sua efficacia sulla spasticità. Il dosaggio iniziale, individuato dal neurologo o dal fisiatra, potrà essere aumentato in modo graduale per limitare gli effetti indesiderati (sedazione, eccessiva diminuzione del tono muscolare, nausea e vertigini).

Diazepam. È una benzodiazepina che agisce attraverso il legame con il recettore del GABA. Anche in questo caso, la dose iniziale va aumentata gradatamente. Spesso viene usato in associazione al baclofene.

Tizanidina. È un agonista alfa_2-adrenergico che inibisce il rilascio di neurotrasmettitori eccitatori. Sembra essere una buona alternativa al baclofene, soprattutto nei casi in cui la presenza di fatica limiti l'uso di quest'ultimo farmaco. Gli effetti collaterali più comuni comprendono secchezza della bocca, vertigini, pressione bassa e insonnia.

Dantrolene. Agisce direttamente sulla muscolatura scheletrica e viene usato soprattutto nelle persone con grave spasticità e che non riescono a camminare. Può dare debolezza.

Gabapentin. È un analogo del GABA. Ben assorbito e tollerato, è in grado di ridurre la spasticità e il dolore.