Crowdsourcing, la forza della «folla»
Grazie alle nuove applicazioni della tecnologia sviluppate per il «
web sociale» (
weblog,
social network,
wiki) le persone possono condividere competenze e conoscenze, mettere a frutto esperienze e creatività inespresse. Il termine «crowdsourcing» indica un nuovo fenomeno esemplificativo di questa tendenza in cui il consumatore diventa «creatore».
In pratica significa che attività, servizi, idee creative possono essere affidati a comunità di appassionati che hanno un hobby, un talento particolare o una ricca esperienza in quello specifico settore, pur senza essere professionisti.
Il neologismo «
crowdsourcing» è stato creato da un giornalista della rivista americana «
Wired» e deriva da un gioco di parole tra «
crowd» (folla) e «
outsourcing» (l'affidamento di mansioni a professionisti esterni a un'azienda). Tantissimi i siti che riflettono questa tendenza: tutti i social network come
MySpace o
YouTube, ma anche siti come
iStockphoto, che raccoglie milioni di foto scattate da amatori e vendute a un costo che varia da 1 a 5 dollari: in quest'ultimo caso, per esempio, per i membri della comunità che partecipano, il crowdsourcing diventa anche remunerativo.