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Università on line

Diritto agli studi, una realtà non solo virtuale

Aumentano in tutte le Università gli studenti con disabilità. E gli atenei finalmente si attrezzano. Con lezioni on line, tutor e tecnologie per favorire le pari opportunità. Ecco un "giro d'Italia" del diritto allo studio in 36 diverse realtà

La prima bella sorpresa è nelle cifre. Università di Bologna, Alma Mater Studiorum: gli studenti con disabilità, una cinquantina alla fine degli anni '90, sono diventati oggi circa 800. Roma, Ateneo La Sapienza: sono 865 gli studenti "con esigenze speciali" iscritti, con un aumento del 20% rispetto allo scorso anno accademico. Napoli, Università Federico II: la "Commissione per l'inclusione" ha censito 817 giovani con disabilità che frequentano le lezioni. All'Ateneo di Catania se ne contano più di 600, a Pisa altri 300.

"Vedo segnali molto positivi - commenta Andrea Canevaro, professore di Pedagogia e pro-rettore alla disabilità a Bologna - e so che la stessa tendenza all'incremento delle iscrizioni è riscontrabile negli atenei grandi e piccoli di tutto il Paese. Uno dei motivi principali è l'aumento degli studenti con disabilità che frequentano la scuola superiore, ed il loro livello di preparazione. Poi vedo che si è creata una certa competitività tra le Università anche per quanto riguarda l'accoglienza ai disabili. Oggi un ateneo, se non è ancora attrezzato adeguatamente in questo senso, fa davvero una pessima figura. E questa competizione porta a migliorare i servizi offerti".
Già, i servizi. Sembra davvero che gli slogan come "diritto allo studio", "pari opportunità" e "vita indipendente" in ambito universitario comincino a diventare realtà concrete. Piano con gli entusiasmi, però. Restano molte difficoltà, prime fra tutte le barriere architettoniche: tipiche soprattutto delle sedi di studio più antiche, situate in edifici storici e vincolati, dove anche spianare un singolo gradino per favorire l'accessibilità diventa un problema. Senza contare l'ostacolo dei trasporti, che non riguarda ovviamente solo chi deve andare a lezione, ma tutti gli ambiti di vita delle persone con disabilità.
Tuttavia è innegabile: si stanno facendo molti passi avanti. A partire da un provvedimento legislativo che, una volta tanto, non è rimasto lettera morta.
Si tratta della Legge 17/1999, che sette anni fa impegnava le Università italiane ad istituire per gli studenti con disabilità "sussidi tecnici e didattici specifici" e "servizi di tutorato specializzato". Nasceva inoltre in Ateneo la figura del docente "Delegato alla disabilità", nominato dal Rettore "con funzioni di coordinamento, monitoraggio e supporto di tutte le iniziative concernenti l'integrazione".

Sette anni dopo, oggi: la nostra inchiesta ha contato 36 sedi universitarie in 17 diverse regioni dove è stato effettivamente istituito ed è in funzione uno Sportello o Servizio o Ufficio per i disabili, sotto la responsabilità di un docente.

Da un lato quindi chi vuole diventare "dottore" trova più spesso l'assistenza dei tutor, dall'altro si registrano i continui progressi delle tecnologie informatiche e degli ausili che rendono possibile, ad esempio, seguire le lezioni e sostenere gli esami senza muoversi da casa. Spiega il professor Paolo Valerio, docente a Napoli e presidente del Cnudd, la Conferenza nazionale universitaria dei delegati per la disabilità: "La Legge 17 ha sancito l'effettivo diritto allo studio per i disabili. Nell'applicarla, non vogliamo facilitare loro gli studi, ma garantire a tutti una pari opportunità, attivando tutte le risorse affinché ogni ragazzo possa dare il meglio di sé".

Quali sono queste risorse? Vediamo un esempio concreto: la Sapienza di Roma. Qui lo Sportello per le persone con disabilità, attivo dal 2001, è stato ideato e coordinato da Germana Lancia: disabile, laureata e specializzata in Diritto del lavoro alla Facoltà di Giurisprudenza, fu lei stessa a proporre al Rettore cinque anni fa l'istituzione del servizio. Lo Sportello offre tra l'altro il "tutorato alla pari": un centinaio di studenti, scelti tramite un concorso e pagati 7 euro l'ora, sostengono nelle attività didattiche i compagni di corso con problemi di mobilità, di vista e di udito. Il loro servizio di affiancamento si svolge in aula (prendendo appunti e aiutando il dialogo con i docenti) e nello studio individuale (ricerche bibliografiche, cassette da sbobinare, assistenza nell'uso del computer).

Dall'anno scorso, poi, il "tutorato" avviene anche via Internet. Con un pc e una web-cam forniti dall'Università, lo studente con disabilità e il suo "assistente" si incontrano on line: è possibile, così, pensare di seguire corsi fuori sede senza doversi trasferire e superare complicate barriere architettoniche. Inoltre l'ateneo della capitale offre una nastroteca dei testi di studio, con l'ulteriore possibilità di averli su cd rom o in versione Braille, e contributi in denaro per acquistare ausili informatici. E ancora: consegna di telecomandi per aprire i cancelli pedonali di accesso alla città universitaria; servizi di stenotipia e interpretariato per studenti non udenti; accompagnamenti brevi all'interno dell'ateneo e buoni taxi. È previsto anche l'esonero dalle tasse (fatta salva la spesa di 25 euro per l'iscrizione allo Sportello disabilità) per chi certifica un'invalidità superiore al 65%. Questi ed altri servizi sono illustrati in una Carta per gli studenti disabili, consegnata a tutte le matricole al momento dell'iscrizione.

È con servizi come questi, e soprattutto con l'introduzione della figura del tutor in aula e "on line", che si può realizzare davvero l'obiettivo di una "vita autonoma e indipendente". Proprio così si chiama un progetto messo in piedi a Bologna dall'Università e dall'Arci, che si rivolgono ai giovani volontari del Servizio civile incaricandoli di seguire negli studi gli iscritti "con esigenze specifiche".  Tatiana, 27enne disabile laureata all'Alma Mater in Scienze della Formazione, racconta così la sua esperienza sul portale Superabile dell'Inail: "Fino al terzo anno mia madre mi ha accompagnato nel percorso universitario. Poi il professor Canevaro ha detto scherzosamente: basta, siamo stufi di vedere la mamma di Tatiana sempre qui in aula! Mandiamola a fare la spesa. Di fatto ha istituito la figura del tutor, che prima non esisteva. A me è stata assegnata una collega studentessa, bravissima, che si è poi laureata a sua volta con una tesi sulle barriere architettoniche".
Tra l'altro, dato che l'aula computer dell'Università non era accessibile, Tatiana ha chiesto e ottenuto dall'Arstud (l'ufficio regionale per il diritto allo studio) di avere in comodato a casa un pc.

Anche a Napoli investire su ausili, nuove tecnologie e trasporti è una chiave per aprire a tutti le porte dell'Università. Nelle biblioteche sono presenti computer con video-ingranditori, screen reader e "puntatori" speciali. E alla Facoltà di Ingegneria è a disposizione degli studenti un'ausilioteca, con tecnici che lavorano nel campo della ricerca applicata per favorire l'integrazione delle persone con disabilità. Ricerca che, tra l'altro, ha portato alla messa a punto di "Blindmath": un software che permette agli studenti non vedenti di leggere e visualizzare formule e funzioni matematiche sul computer, tramite l'uso della sintesi vocale e del Braille. L'hanno richiesto dall'Olanda e dalla Scozia: siamo all'avanguardia, una volta tanto. E ancora, sul fronte della mobilità, l'ateneo Federico II può offrire agli studenti con disabilità tre scooter a quattro ruote e un servizio gratuito di trasporto in taxi nell'area cittadina. Anche a Pisa, per fare un altro esempio, si può andare a lezione con le auto pubbliche: grazie a buoni taxi da 8 euro, messi a disposizione dopo un recente accordo fra l'Università e il Comune toscano. È proprio il caso di dirlo: sul fronte del diritto allo studio, piano piano, qualcosa (e qualcuno) si muove.