Storie per un mondo libero dalla sclerosi multipla

Oltre la SM, un pensiero in più

Stefania Salzillo chills out with her family as her father Silvio plays with Maddalena

Nella foto: un’immagine del reportage Under Pressure – Living with MS in Europe. Germania Copyright: © 2012, Walter Astrada

Dalla diagnosi di SM c’è sempre stato da gestire un altro carico bello pesante. La mia famiglia, mia madre in primis. Accanto a lei, un padre che tra ansia e negazione pareva non voler vedere nulla, e una sorella che neanche ora vuole vedere.

Ricordo come fosse ieri quella sera di quindici anni fa, appena diagnosticata, giovanissima, piena di energia. Stavo in piedi sulla porta di casa, arrabbiata. All’ennesima frase di mia madre, «e ora che fai, esci? Non uscire, chiedi troppo al tuo corpo, sei malata», urlai sbattendo la porta, «il giorno che si aggraverà la mia SM, non mi metterà pensiero quella, ma la tua presenza».

Quanto erano profetiche quelle parole. Da allora – da 15 anni – accanto alla SM: le terapie, le ricadute, i problemi, il fiato sospeso alle risonanze magnetiche e via dicendo, c’è sempre stato da gestire un altro carico bello pesante. La mia famiglia, mia madre in primis. Accanto a lei, un padre che tra ansia e negazione pareva non voler vedere nulla, e una sorella che neanche ora vuole vedere.

Da anni col mio compagno, nelle alterne fasi della SM siamo costretti o a edulcorare tutto, o proprio a nasconderlo. Sennò, non si campa più. Non è solo ansia. È negatività, non capire. Pare impossibile ‘un compromesso’ tra vedere una famiglia che ‘è come se non ci fosse’, e una famiglia (una madre in particolare) che è lì quasi a portarti la carrozzina nuova alla prima lesione in più. «Non è che vi sarete messi in testa di fare un figlio?», era la domanda simpatica di qualche anno fa. Un figlio non c’è stato, la SM si è svegliata, e oggi ancora, doppio lavoro: oddio, come gestiamo i miei ora che c’è un nuovo sintomo, un ricovero, una gamba che non va?

Addirittura mi capita prima di pensare a quello, per evitare ulteriori stress, e solo dopo a quel che succede con la SM! Oggi da adulta mi chiedo quanto ci sia della mia famiglia nella mia ansia di controllo (con la SM che è quanto di più incontrollabile esista), nel vivere male le cose, anche quando le cose male non vanno. Se avessi vissuto da sola o con un’altra famiglia, anche la mia SM si sarebbe comportata in modo diverso? Potrò mai liberarmi da questa specie di ‘karma’ che sento?

Laura Nadali

Questa lettera è stata pubblicata su SM Italia 3/2015, ultimo numero della rivista d’informazione sul mondo della SM dove potete trovare notizie, approfondimenti, inchieste, interviste, e la risposta a questa lettera di Laura da parte di Giuseppe Iacono, che convive con la SM da 25 anni. Buona lettura.

4 risposte

  1. E’ difficile, ma tu hai un grande coraggio: quello di non farti sopraffare dall’ansia, a differenza di me che ormai mi sento l’eterno capro espiatorio dei mali del mondo. Non ho un compagno a comprendermi, ne una famiglia che mi chieda come sto. Solo tanti “E’ colpa tua se ti sei ammalata di nuovo!”. Ne un lavoro che mi permetta di far finta che la mia vita possa aver qualche senso di essere. Fingo che vada tutto bene perchè è solo questo che mi resta: la fede che se ho e devo viver da malata è perchè questo torni utile a qualcuno. Anche se non sono in carrozzella, tutti si accorgono che c’è qualcosa di “diverso” in me e sento questi loro pregiudizi che mi rendono inutile a qualsiasi cosa riguardi la vita se non la sofferenza. Non arrenderti, cara compagna di sventura è tutto ciò che sento di poterti dire, perchè anche questa è la vita: accettare la sofferenza.

  2. I primi mesi di convivenza con la SM sono stati mostruosamente difficili ed indimenticabili: avevo vergogna persino di mostrarmi pubblicamente e guardavo la mia immagine disconoscendola e chiedendomi dove avessi lasciato quella persona!. Ora, dopo 4 anni insieme alla SM con tutto quello che ti sconvolge la vita quotidiana; nonostante i dolori fisici, la terapia farmacologica, la fisioterapia e tutte le problematiche a cui la vita ti chiede il confronto, mi accorgo che il contributo che possiamo dare agli altri e diamo a noi stessi, è infinito!. La forza di volontà ci permette di sopportare anche i dolori più forti e gli handicap più duri. Non dobbiamo mai mollare la presa: la SM aspetta proprio questo!!

  3. Ciao cristina luigi giovanni
    Ho la tua lettera e i vostri comenti io mi trovo nei vostri problemi e un anno che ho scopetto di avere la sm oltre che avere il morbo di cron

  4. Ciao Laura, capisco perfettamente il tuo doppio impegno, fronteggiare la malattia e gestirne l’impatto sulla tua famiglia. Da un anno e mezzo per me è lo stesso, tanto che a volte penso mi sia più gravoso portare le incomprensioni, le premure “pelose”, gli “incoraggiamenti”, le negazioni dei miei cari, piuttosto che i danni che la malattia ha prodotto sul mio corpo e le limitazioni che ha imposto alla mia vita.
    Però c’è un fattore che ti esorto a non trascurare: la presenza, accanto a te, di un compagno che, immagino dalle parole che scrivi, ti sostiene e ti ama. Quanto sarebbe ben peggiore se anche lui (come la mia compagna) fosse tra coloro che non capiscono, non vogliono vedere, o capiscono male. Saresti davvero sola.
    E poi c’è un’altra considerazione che, tuttavia, è ancora più difficile da fare propria: chi ci sta accanto non reagisce nella maniera giusta (o, perlomeno, nella maniera che a noi farebbe più piacere o ci aiuterebbe di più), perchè non è dentro di noi, non è, per quanto, poco o tanto, si sforzi, avvolto nella nostra stessa rete di malattia e sofferenza. Questo rende incapace la maggior parte delle persone di essere realmente di aiuto e conforto, non il fatto che abbiano cattive intenzioni (anzi, il più delle volte sono mosse da sincero amore – come credo anche della tua mamma ossessiva o del tuo papà negazionista o, come sono certo, della mia compagna).

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Massimiliano

Sclerosi multipla e famiglia: due chiacchiere con mia sorella

Avrei tanto voluto farti delle domande nel corso di tutti questi anni passati in compagnia della sclerosi multipla, ma non l’ho mai fatto. Forse non c’è mai stata la giusta occasione. Forse perché non ho mai voluto coinvolgerti più di tanto in questo mondo, per la paura di perdere quello che è il ruolo protettivo del fratello maggiore. Ad ogni modo mi son sempre limitato con te ad avere una certa distanza su questo argomento. Ed oggi che viviamo molto distanti l’uno dall’altra, mi sento in dovere di fartele per sentirti ancor più vicino a me e provare quella piacevole sensazione di amore nei tuoi confronti. Certo che per chi ci conosce tutto questo potrebbe sembrare buffo, per il semplice fatto che quando siamo vicini siamo un po come il cane e il gatto della situazione. Ma in fin dei conti ci amiamo per quello che siamo: 2 fratelli !

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