Lavoro: buone notizie dal Jobs Act per le persone con SM

Alessia
Nella foto: un'immagine dal reportage fotografico Under Pressure - Living with MS in Europe. Copyright: © 2012, Walter Astrada

Nella foto: un’immagine dal reportage fotografico Under Pressure – Living with MS in Europe. Copyright: © 2012, Walter Astrada

Il lavoro ha un ruolo così centrale nell’esistenza di ognuno di noi, che fin da piccoli cerchiamo di immaginare cosa vorremmo fare “da grandi”. Tutti abbiamo sognato di diventare questo o quell’altro, di diventare medico, poliziotto, pilota. Ognuno ha il suo sogno e ha desiderato (se non lo desidera ancora adesso) realizzarlo. Ma spesso quel sogno, ben presto, il dio denaro lo ha declassato a semplice bisogno.

Pensateci. Se voglio andare a vivere da solo devo lavorare. Se voglio comprare una macchina devo lavorare. Se voglio mettere su famiglia… e soprattutto se voglio mantenerla è il caso che qualcuno lavori. Se voglio viaggiare… senza un lavoro posso partire solo con la testa.

Qualsiasi cosa voglio fare, qualsiasi cosa desidero realizzare nella mia vita dipende per buona parte dalla mia sussitenza economica, di coseguenza dalla presenza di un lavoro. È talmente importante per la vita di ognuno di noi e per la società in cui viviamo (perché se non lavoriamo non possiamo nemmeno pagare le tasse) che diventa un diritto fondamentale. Un diritto fondamentale di TUTTI che è sancito persino dall’art. 1 della Costituzione.

Nonostante questo, non è oggettivamente semplice realizzare questo diritto, sia che lo intendiamo come bisogno, sia che lo vediamo come desiderio cui tendere. Fino a qualche anno fa io, per esempio, desideravo diventare un magistrato e più precisamente un magistrato antimafia. Non era un desiderio nato per amore delle fiction sul tema, ma un desiderio vero che ho cercato di perseguire per lungo tempo fino a quando, guardandomi allo specchio ho capito che ero “out”.

L’arrivo di una compagna abbastanza tranquilla, ma comunque scomoda, aveva cambiato le carte in tavola. E’ per questo che, al momento della scelta, guardandomi a quello specchio ho capito che la mia condizione e i miei ritmi erano quasi del tutto incompatibili con quelli che mi imponeva la professione che mi ero scelta. Tuttavia, invece di fare marcia indietro ho cambiato binario.

Eccomi qui, seduta alla mia scrivania a fare un lavoro altrettanto bello, in cui credo, e che sa regalarmi grandi soddisfazioni. E’ un lavoro importante ma spesso anche faticoso. Il lavoro nel week end, le trasferte, le urgenze che ti costringono in ufficio fino a tardi. Tutte cose normali per la maggior parte dei lavoratori, cose che a me piacciano tantissimo ma che, in alcuni momenti, in alcuni giorni, mi mettono in seria difficoltà.

Diciamoci la verità, in fondo non si tratta di essere “in” o “out”, ma di essere un lavoratore con dei tempi e con delle esigenze a volte un pochino diverse da quelle degli altri colleghi. Io ad esempio adoro andare in trasferta, ma allo stesso tempo mi rendo conto di avere spesso dei tempi di recupero lunghi il doppio di quelli dei miei colleghi. Alcuni in pausa pranzo o dopo il lavoro vanno in palestra, a danza, in piscina… io vado a fare fisioterapia (e diciamo che non è proprio la stessa cosa). Di solito chi lavora deve conciliare l’impegni di lavoro con quelli della propria famiglia e con il tempo libero. Noi no. Noi dobbiamo conciliare il lavoro con: la famiglia; il tempo libero (perché in fondo anche questo è un diritto.. forse non sancito, ma lo è!); le visite di controllo; gli esami di routine; la riabilitazione; e chi più ne ha più ne metta.

Il lavoro, la vita privata, la malattia…. sono cose che spesso è difficile gestire tutte insieme, soprattutto quando la tua condizione fisica vacilla un po’ o quando la disabilità comincia ad essere un macigno da portarsi dietro. E se gestire tutto questo è già complesso di per sé, ancora più complicato è spiegare agli altri tale difficoltà.

Se chi sta abbastanza bene riesce in qualche modo a destreggiarsi in questo marasma senza dover rinunciare a qualcosa, lo stesso non può dirsi per chi invece vive una situazione diversa e, non riuscendo a conciliare tutto, sceglie o è costretto ad abbandonare precocemente il proprio lavoro. Quando questo accade è una sconfitta per la persona ma anche per la collettività intera. Se ho il diritto ad avere un lavoro ho anche il diritto a mantenerlo il più a lungo possibile! In tal senso molto può fare l’ambiente di lavoro attraverso soluzioni organizzative, ma tanto può arrivare anche dalle leggi.

Una di queste soluzioni normative arriva fresca fresca dal decreto attuativo del Jobs Act sul riordino delle tipologie contrattuali che è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 20 febbraio. Questo, infatti, prevede che tutte le persone con patologie cronico-degenerative e ingravescenti come la sclerosi multipla possano accedere, di diritto, al part-time.

Questa importantissima novità, che prima era prevista solo per i lavoratori con patologie oncologiche, permetterà a tante persone con SM che, per la loro condizione e/o disabilità, rischiano di lasciare il proprio lavoro, di continuare la propria attività. Penso a chi è messo a dura prova dalla fatica e che non riesce a reggere otto ore di lavoro; a chi ha avuto una ricaduta importante e sta cercando di rimettersi; a chi non riesce a conciliare i ritmi del lavoro con quelli imposti dalla SM e dalla cura della SM.

E cosa non meno importante, è riconosciuto al lavoratore che abbia richiesto la riduzione dell’orario, di ritornare, sempre su richiesta, al lavoro a tempo pieno. Una disposizione che non è solo bella perché permette di scegliere in base alle proprie esigenze, ma che trasmette anche un pizzico di positività perché lascia sperare che le cose possano sempre cambiare in meglio.

Tuttavia, se tutto questo è stato possibile, se oggi anche le persone con SM hanno diritto a richiedere il part-time è grazie all’importante lavoro che AISM sta portando avanti da tempo e in cui crede fermamente, perché tutte le persone con SM hanno diritto ad accedere e a restare nel mondo del lavoro e di fare la loro parte nel processo produttivo, anche quando la malattia impone dei cambiamenti più o meno importanti!

Io intanto sogno di trasformarmi in un super sayan di terzo livello (Cfr Dragon ball) per poter continuare a conciliare i mille impegni belli e meno belli che devo portare avanti per poter star bene e realizzarmi nel lavoro e nella vita. 😛

Per saperne di più, vi invito comunque a leggere la news sul sito AISM: http://www.aism.it/index.aspx?codpage=2015_02_diritti_stampa_jobs_act.

 

 

21 commenti

  1. Ale ma ci sono novità anche per i licenziamenti in categorie protette??

    • Ciao Ila. Secondo quanto c’è scritto nello schema di decreto (art.3 co.3) fondamentalmente funziona che in caso di licenziamento (per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa), il giudice ordina il reintegro in azienda solo se viene dimostrato l’insussistenza del fatto contestato al lavoratore. Al reintegro, si aggiunge poi l’ordine di pagamento di una indennità risarcitoria.
      Il reintegro e l’indennità risarcitoria sono da considerarsi validi anche nel caso in cui il giudice accerti
      che il licenziamento operato per assenza di idoneità fisica o psichica del lavoratore abbia un difetto di giustificazione, anche ai sensi di quanto previsto dagli artt. 4, co.4 e 10, co.3 della legge 68/99.
      Ho cercato di spiegarti la faccenda in modo semplice…spero tu abbia capito.
      In ogni caso se hai bisogno di maggiori informazioni, puoi sempre chiamare l’avvocato del numero verde AISM.

  2. Potremo prendere fiato!
    Da ora in poi, il significato di parole come coraggio e forza, determinazione e impegno, dignità e professionalità, si legheranno all’idea della serenità che viene dal poter prendere fiato, quando serve, quando è necessario….
    E’ un diritto irrinunciabile. Davvero prezioso

  3. Grazie Alessia per le importantissime informazioni. Specie perché (non lo sapevo) che si ha diritto anche a tornare al tempo pieno. Nella mia ditta mi hanno spesso offerto senza problemi il part-time (anzi, non lo possono dire, ma se il disabile si togliesse dalle scatole sarebbe meglio). Ma sapevo che dal part-time non si poteva tornare indietro. Invece ora sì. Grazie.
    Consiglio anche a chi, come me, vuole conciliare lavoro e visite mediche e\o fisioterapia di informarsi sul decreto legge n° 11 del 2011

    • Ciao Paolo, sono contenta che questo post ti sia stato utile! In ogni caso, la norma a cui bisogna far riferimento è l’art.6 co.3 e seguenti, dello schema di decreto legislativo del 20 febbraio 2015 approvato dal Consiglio dei Ministri e in corso di approvazione in Parlamento. 🙂

  4. Grazie
    Ma sei un notaio, un avvocato o qualcosa del genere? 😉

    • Ahahahah
      No Paolo, o meglio ni. Non sono avvocato per scelta, ma sono laureata in giurisprudenza e per lavoro mi occupo ovviamente di cose affini alla mia formazione. Quindi diciamo che un po’ di deformazione c’è… 😉

  5. ciao Alessia ho letto con molto interesse il tuo post. Purtroppo in questi gg il pensiero sul futuro che avrò nel mio lavoro mi sta creando molta agitazione. Ho scoperto da gennaio di avere la sm e quando l’ho comunicato al datore di lavoro mi sono sentita a disagio come se già mi avessero additata come un peso x l’azienda.
    Sono un operatore socio sanitario e lavoro in questa struttura da 9 anni. Fino a pochi mesi fà ero una macchina instancabile fino a quando a fine novembre ho cominciato ad accorgermi che nel mio fisico c’era qualcosa che nn andava esattamente come prima. Ho cominciato con un primo ricovero in pronto soccorso perchè avvertivo strani formicolii alle gambe e ai piedi e poi a gennaio il sintomo lampante della malattia con la neurite ottica.
    Appena ho riacquistato la vista all’occhio mi sono precipitata in azienda per chiedere di essere ripresa in servizio e ho fatto la visita con il medico competente che mi ha valutata idonea con alcune restrizioni di compiti da svolgere.
    Ho ripreso al lavoro con entusiasmo e voglia di ricominciare tutto come prima ma dopo solo 4 gg di lavoro mi sono accorta che la mia malattia mi stava limitando nei compiti da svolgere in maniera eclatante.
    Su consiglio dei dirigenti mi sono presa un periodo di riposo o malattia come lo hanno chiamato loro per iniziare le cure domiciliari prescritte dall’ospedale in totale tranquillità.
    E hanno avuto ragione purtroppo…. l’interferone che faccio da una settimana mi sta creando un pò di disturbi fisici e mi viene la paranoia al mattino quando mi sveglio,dopo la nottata passata a rigirarmi nel letto tra brividi e dolori muscolari,se potrò ricominciare a lavorare a tempo pieno come prima.
    Intanto sto aspettando il prossimo mese l’appuntamento con la commissione della a.s.l. per il riconoscimento dell’invalidtà civile e poi dovrò iniziare a muovermi per la possibile riduzione delle ore lavorative che con piacere ho scoperto sarà più facile nei prossimi mesi.
    Grazie Alessia per l’importante e rasserenante notizia che hai diviso con noi….

    • Cara Giovanna, so personalmente cosa vuol dire quando i capi ti trattano come un peso (o, nel mio caso, come una mina vagante), specie quando come tanti non capiscono la malattia e hanno paura che sia un problema per loro. Ricorda però una cosa: non appena avrai l’invalidità comunicaglielo e fatti cambiare il contratto (magari fatti affiancare da un sindacalista). Così i tuoi capi scopriranno che averti con loro è un vantaggio economico, anche perché per legge tutte le ditte devono assumere disabili altrimenti vengono multate. Loro hanno il vantaggio di averne una “a portata di mano” e che conosce già il lavoro quindi può spiegarlo anche ad altri.
      Ultime due cose (lo so: sono logorroico): sii sempre sincera con i medici, anche quello di base. Se ti viene chiesto di stare a casa dai tuoi datori, dì che non è stata una decisione tua.
      Io avevo difficoltà a dormire perché pensavo alle rogne sul lavoro (non alla malattia!!!): se è così anche per te parlane col medico (ci sono ottimi farmaci e non dobbiamo vergognarci se li prendiamo) e magari fai quattro chiacchere con uno psicologo.
      Sono consigli che ti do perché ci sono passato da poco anch’io.

      • ciao Paolo,ho letto ora la tua risposta al mio post.
        Sono stata molto colpita da ciò che ho letto sugli articoli che parlano di tutela verso i portatori di sm. Diciamo che per il momento sto temporeggiando anche io sul rientro al lavoro visto che nn mi sento in grado di svolgere i miei compiti al 100 per cento.
        E’ difficile ammettere di essere cambiati dal punto di vista fisico nel pieno delle forze che ti regala la giovinezza. Ho 36 anni e fino a poco tempo fà ci voleva veramente un bazuca per farmi arrendere alla stanchezza.
        Appena avrò la risposta della commissione dell’Inps farò di tutto per fa valere i miei diritti sul lavoro. Per essere sincera nn vedo l’ora di tornarci visto che da un paio di mesi sono passata dall’altra parte del letto (sono un operatrice socio sanitaria) e questo ruolo nn mi piace per niente ;-P

  6. Ciao Giovanna, grazie a te per aver voluto condividere la tua esperienza con noi. L’interferone, soprattutto i primi mesi, non è proprio un simpaticone e la mattina spesso ci si sente uno straccio, ma col tempo dovrebbe andare meglio. E’ inutile dirti che ovviamente anche questo è molto soggettivo… però, se non lo hai ancora fatto, ti invito a leggere il post di Fanny che racconta la quotidianità e la vita con l’interferone. Ci sono tantissimi commenti e magari ti può essere utile darci un’occhiata.
    A parte questo direi che hai già fatto un passo molto importante, che non fanno tutti: lo hai detto ai tuoi datori di lavoro. Quello che posso dirti e di fare ciò che ti sembra più giusto, con i tuoi tempi. Sperò che il decreto contenente la disciplina del part-time appaia presto sulla Gazzetta Ufficiale… Ieri sono usciti i primi due… quindi spero che tutto si concluda nel giro di pochi giorni e soprattutto spero che questo possa davvero esserti d’aiuto e regalarti un po’ di serenità.

    • ciao Alessia,ho già letto i commenti sull’interferone infatti vi ho scoperti su internet grazie a quelli.
      Appena mi hanno dato il rebif 44 sono andata a cercare su google di cosa si trattasse e mi sono usciti fuori i vostri post sull’argomento. Ed è stata una bellissima sorpresa sapere che avrei avuto qualcuno con cui dividere i miei pensieri…
      Un abbraccio a tutti

  7. Dopo la diagnosi non ho detto a nessuno dei colleghi né al titolare cosa avessi. Quattro anni dopo, arrivata al limite, ne ho parlato con il titolare e ho chiesto una riduzione di orario. Non ho comunque detto alle colleghe la ragione, se non che si trattava di problemi di salute. Da quando faccio 6 ore, le mie colleghe sono diventate ancora più fredde e orribili, e non è un caso che in 5 anni di malattia ho avuto la prima ricaduta proprio dopo aver ridotto l’orario (continuando ad avere il carico di lavoro di prima, a volte ance di più giusto per dispetto). A volte penso che avrei fatto meglio a tenermi la fatica ed eventualmente mettermi in malattia quando diventava troppo. Forse bisogna prima valutare con chi si lavora, prima di far valere i propri diritti.

    • Cara Roberta, spesso l’ambiente di lavoro in cui ci troviamo è tutt’altro che accogliente e familiare e questo spinge a non dire della SM. Io, però, non credo che bisogna per questo rinunciare ai propri diritti. Non sarebbe giusto! E mi piacerebbe tanto che i colleghi e i datori di lavoro che ci vedono come un peso come una “zavorra” capissero che in realtà non è così perché si può lavorare, si può far bene il proprio lavoro, si può essere una risorsa importante anche se si ha una disabilità e anche se si hanno esigenze e tempi diversi rispetto agli altri.
      Nel mio precedente lavoro mi sono ritrovata a svolgere mansioni e attività più basse e a volte meno qualificanti di quanto potessi davvero fare. In quel caso il loro comportamento era dettato, a tratti, da un sentimento di iper protezione, in altri da un’incapacità di capire che avere una disabilità o avere la SM non è sinonimo di incapacità. A volte mi sentivo esclusa ed altre mi sentivo colpevole di non riuscire a tenere i ritmi che mi imponevano. Non ho ricevuto dispetti… ma sicuramente ad un certo punto, la strategia della “campana di vetro” era diventato un modo per farmi capire che quel posto non faceva per me. Se ai tempi mi sono pentita di aver chiesto a volte della flessibilità, dei permessi, delle giornate… oggi, ti dico che non mi pento per niente. Sai perché? Perché so bene il lavoro che ho fatto, gli sforzi che ho compiuto, gli stress a cui mi sono sottoposta e nessuno che ti dicesse mai grazie. Sotto la pioggia, sotto il sole… Rifarei tutto di quel periodo, nonostante le difficoltà, ma oggi più di prima non rinuncerei ai miei diritti. Soprattutto non ci rinuncerei per i colleghi… almeno per quei colleghi che invece di tenderti la mano ti allungano un coltello. Fai le tue scelte, Roberta, vai avanti per la tua strada, fai ciò che ti può far stare bene e vai oltre gli sguardi, i comportamenti e le freddure dei colleghi. Non sono tutti così e a volte aprirsi e dire come stanno le cose può aiutare. In bocca al lupo!

      • Ciao a tutti! Ho una domanda…ho la sclerosi multipla, 46 per cento di invalidità. Ho iniziato da poco un lavoro full time, le prospettive che mi tengano ci sono…mi faranno un contratto massimo di tre anni a tempo determinato e poi contratto fisso(così pare)…domanda….avendo questa patologia…in futuro, posso chiedere una riduzione di orario? È un mio diritto o rischio di non essere accontentata..? Ora non mi attento a chiedere il part time, perché è prematuro e devo aspettare forse il posto fisso…ma secondo voi ne ho diritto? E se si, come posso fare?

        • Ciao Niky e congratulazioni per il nuovo lavoro! Rispondo subito alla tua domanda. Sì, in futuro, quando vorrai e ne avrari la necessità, potrai chiedere al tuo datore di lavoro la riduzione dell’orario da full a part-time. E’ un tuo diritto in quanto il decreto n.181 del 2015, che – insieme agli altri usciti in questi mesi – attua il Jobs Act, prevede – all’articolo 6 comma 3 – il diritto per le persone con patologie cronico-ingravescenti e degenerative (come la SM) di richiedere il part-time (come già era previsto per i lavoratori con malattie oncologiche) e, eventualmente, di richiedere nuovamente il passaggio a full time.
          Dunque è un diritto riconosciuto dalla legge! Ciò che non è ancora chiarissimo,invece, sono i meccanismi di richiesta e di valutazione dello stesso: non si sa ancora, cioè, se la richiesta/valutazione deve essere effettuata da una commissione ASL oppure no.
          In ogni caso se pensi di usufruire di questo diritto più avanti nel tempo, stai tranquilla che questi meccanismi saranno chiariti. Per avere maggiori informazioni, puoi comunque rivolgerti al Numero Verde AISM, dove risponde, tra gli altri, un avvocato che sarà in grado di fornirti tutti i chiarimenti del caso. Per quanto riguarda la paura di un rifiuto… beh, direi di no… dato che c’è un articolo di legge che lo sancisce…

  8. Grazie mille cara!!! Che bella notizia che mi hai dato e mi informerò sicuramente in futuro. Un bacione!

  9. Ciao Alessia, spero tu abbia il tempo di rispondermi, anche in privato se vuoi
    Non ho capito quando hai risposto ad “Ilaria” al primo post che chiedeva “Ale ma ci sono novità anche per i licenziamenti in categorie protette??”
    io sono stato assunto da circa 10 mesi come categorie protette tempo indeterminato.
    Come faccio a sapere se possono licenziarmi senza dare motivo o meno?
    Come faccio ad approfondire questa cosa?

    Grazie e buon lavoro

    • Ciao Maurizio. Eccomi qui a risponderti. A dire il vero non ho le competenze per darti le informazioni che cerchi ma posso consigliarti – e lo faccio vivamente – di chiamare il Numero Verde AISM. Puoi trovare il contatto a questo link http://www.aism.it/numeroverde.aspx . Qui un avvocato può rispondere a tutte le tue domande e darti tutte le informazioni che cerchi.
      Grazie! Spero di esserti stata utile. 🙂

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