Storie per un mondo libero dalla sclerosi multipla

Accettarla è stata dura, ma oggi mi sento più forte anche grazie a lei

GiovaniOltrelaSM

Oggi pubblichiamo la storia di una ragazza che racconta il suo percorso di diagnosi. La sclerosi multipla è stata una bella batosta, ma oggi si sente una donna forte forse anche grazie a questa convivenza.

Tutto è cominciato ad aprile del 2014. È stato un periodo brutto, davvero brutto. Camminavo per strada e mi sentivo male, odiavo stare in mezzo alla confusione. Avevo paura di tutto.

Ero depressa. Decisi di rivolgermi ad una psicologa che mi ha molto aiutato. Sembrava che pian piano le cose andassero meglio.

All’epoca facevo la barista nel bar di quello che doveva diventare mio marito, ma poi le cose sono andate un po’ diversamente.

Lavoravo con il peso di un costante mal di testa e di uno strano tremore, a cui si accompagnava un più generale senso di disagio. Sentirsi così è davvero brutto, soprattutto quando chi ti è intorno non riesce a comprenderti. Certo, l’ambiente di lavoro non mi aiutava: l’atmosfera era molto tesa e i rapporti con il mio ex compagno erano alquanto astiosi.

Quell’estate l’ho trascorsa in compagnia degli amici e della mia bambina, che aveva 5 anni, cercando di divertirmi e di superare quella relazione andata male.

Con l’arrivo di settembre, poi, è arrivato anche il brusco licenziamento e, forse per il troppo stress, anche una serie di sintomi. Un malessere passeggero, pensavo.

Una mattina mi sveglio con un forte formicolio ai piedi che, con il passare dei giorni va peggiorando, risalendo pian piano le gambe, poi il bacino fino ad arrivare al seno. Non capivo più nulla.

Faticavo a fare qualsiasi cosa. Camminavo a stento e non riuscivo più ad utilizzare la bicicletta. Così, per accompagnare mia figlia all’asilo, anticipavo di un paio d’ore la sveglia per avere il tempo necessario per prepararmi e non rischiare di far arrivare in ritardo la bambina.

Improvvisamente appare anche un altro strano sintomo: un gonfiore addominale che, lo stesso medico di famiglia, credeva fosse dovuto ad una gravidanza in corso.

Innumerevoli esami e visite, non riuscirono a darmi una spiegazione di quanto stava succedendo. Poi un pomeriggio mio padre decide di accompagnarmi da un neurologo appena fuori paese. Lui mi visita e mi prescrive una risonanza magnetica d’urgenza.

Due giorni dopo vado a fare la RM. Prima di infilarmi del tubo il radiologo mi spiega che il referto sarà pronto dopo una settimana, così terminato l’esame, mi rivesto e un po’ stranita esco dall’ospedale.

Quando stavo per entrare in macchina, però, quello stesso radiologo mi chiama al cellulare e mi dice di tornare indietro a prendere il referto. Mi spiega che devo portarlo subito dal mio medico curante che deve prescrivermi un ricovero d’urgenza.
Sono rimasta in ospedale per più di un mese in balia di accertamenti, visite e litri di cortisone. Un mese infernale, fatto di pianti e di dubbi appesantiti dalla nostalgia della mia bambina.

Torno a casa felice di riuscire per lo meno a camminare e vogliosa di dormire di nuovo con la mia bimba, ma consapevole di dover ritornare dai medici a distanza di due settimane per ricevere l’esito di tutte le indagini.

Quel giorno in ospedale ci sono andata da sola. Mi sentivo bene e forse questo ha inciso sul mio umore, perché ero positiva.

Sono entrata in quell’ambulatorio il 15 ottobre 2014 e lì mi hanno detto che avevo la sclerosi multipla.

Ricordo perfettamente il senso di vuoto che ho provato, così come ricordo bene le parole del primario di neurologia che mi avverte dei tanti cambiamenti che la SM porterà nella mia vita, ma tranquillizzandomi sul fatto che di sclerosi multipla non è mai morto nessuno.

Sono uscita dall’ospedale in lacrime. Non capivo più nulla. Mi ci è voluto parecchio tempo per accettarla. Sì, la SM non è facile da mandare giù, ma è altrettanto vero che basta imparare a gestirla.

Di prove, nella mia vita ne ho affrontate diverse, ma questa è stata davvero la più dura.

È proprio vero, ciò che non uccide, fortifica. Oggi, a distanza di quasi tre anni, infatti, posso dire di essere una donna forte che convive con lei, ma anche più forte grazie a lei.

4 commenti

  1. Io ho avuto la diagnosi l’11 gennaio 2014 e da allora nonostante le batoste prese mi sento più forte che mai, forza e coraggio che un giorno la sconfiggeremo! 🙂

  2. Gabriella Maggiani Reply to Gabriella

    Io purtroppo ho scoperto di averla a 65 anni è stato duro però quando penso a tutti i giovani con questa patologia io mi convinco di essere stata ancora fortunata .Attualmente mi curo con interferenze però con scarsi risultati. Un abbraccio a tutti Gabriella

  3. Ciao, sei forte e continuerai ad esserlo, te lo dice chi come me ha una esperienza alle spalle ultratrentennale. Combattila accettandola e curandoti sempre ed abbi fede che c’è la farai come me e tanti altri a metterla sotto prima che lo faccia lei con noi. Non ti abbattere mai,anche nei momenti in cui sembra tutto perduto mai è tutto perduto.un abbraccio, ti sono vicina.

  4. Buona fortuna , andiamo avanti cosi. Io utilizzo la cannabis e mi trovo bene. Mi lascia dormire la notte e mi ha risolto il grosso problema del dolore. Riesco ad affrontare il male quando arriva e vivo molto meglio. Il pomeriggio dopo il risveglio pere che sia sparito anche quel dolore. FUNZIONA. Ciao a tutti, Terenzio.

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