Emozioni in Mente: accettazione, adattamento o resilienza?

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Spesso quando chiedo alle persone quale sia, per loro, il problema principale che hanno relativamente alla SM mi dicono: “non l’ho accettata”. E ogni volta penso “certo che no! ci mancherebbe!”. Voglio dire: come si fa ad accettare?  E’ proprio il termine accettazione secondo me che non va.  Mi fa venire in mente l’immagine di una persona che passivamente sta lì in attesa di arrivare, finalmente un giorno, ad accettare che qualcosa di negativo sia successo, in questo caso la diagnosi di SM.

Allora cerco di aiutare le persone a trasformare questa idea di accettazione in adattamento.

In biologia infatti l’adattamento è definito come la  “facoltà degli organismi viventi di mutare i propri processi metabolici, fisiologici e comportamentali consentendo loro di adattarsi alle condizioni dell’ambiente nel quale vivono” (Wikipedia). Dunque richiede un’ azione, un’attivazione da parte dell’organismo, nel nostro caso della persona.

Quindi sarebbe importante chiedersi se la SM richiede dei cambiamenti nella vita di quella specifica persona in quel preciso momento di vita. La risposta potrebbe essere affermativa o negativa, ma non è mai scontata. Per questo è importante valutare bene situazione per situazione e quanto pesa l’impatto emotivo psicologico della sclerosi multipla.

 Ma c’è ancora un altro concetto evolutivo importante, quello di resilienza. In psicologia sta ad indicare la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi avversi e traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.

Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Nell’ambito della malattia gli studi dicono che la gravità della malattia o disabilità è solo debolmente correlata con depressione e abilità di fronteggiamento emotivo, cioè a dire che a maggiore disabilità non corrisponde automaticamente maggiore difficoltà nell’affrontarla.

La resilienza è certamente incoraggiata o ostacolata da alcune caratteristiche di personalità: se una persona è portata ad utilizzare un pensiero positivo o ad essere flessibile e creativo diciamo che parte avvantaggiata nel percorso verso la resilienza; ma la buona notizia è che si può lavorare per percorrere questa strada, che non esistono a priori situazioni disperate (nel senso di “senza speranza”). Il primo passo è attivarsi per lavorarci!

Pur nella consapevolezza che non esistono ricette e modi che vanno bene per tutti, aggiungo i consigli tratti da “The road to resilience” dell’American Psychological Association:

– Crea rapporti. Buone relazioni con i familiari più prossimi, con gli amici, o con gli altri, sono importanti. Accettare aiuto e sostegno da chi è interessato a voi e vi ascolta rafforza la resilienza. Alcune persone trovano che essere attivi in gruppi civici, organizzazioni religiose, o altri gruppi locali fornisca supporto sociale e che possa aiutare a recuperare speranza. Assistere gli altri nel momento del bisogno può beneficiare anche chi aiuta.

– Evita di vedere le crisi come problemi insormontabili. Non puoi cambiare il fatto che eventi altamente stressanti succedano, ma puoi cambiare come interpreti e rispondi agli stessi. Prova a guardare oltre al presente e a come le circostanze future possono essere un po’ migliori. Fai attenzione a qualsiasi esile possibilità di stare un po’ meglio quando hai a che fare con situazioni difficoltose.

– Accetta il fatto che il cambiamento è parte della vita. Certi obiettivi possono non essere più conseguibili per effetto di circostanze avverse. Accettare le situazioni che non possono essere modificate può aiutarti a focalizzarti su quelle che puoi cambiare.

– Muoviti verso i tuoi obiettivi. Sviluppa obiettivi realistici. Fa’ qualcosa regolarmente, anche se sembra una realizzazione piccola, che permetta di muoverti verso i tuoi obiettivi. Invece di focalizzarti sui compiti che sembrano irrealizzabili, domanda a te stesso, ” Che cosa posso compiere oggi che mi aiuti a muovermi nella direzione in cui voglio andare?”.

– Compi azioni decise. Nelle situazioni avverse, per quanto puoi, agisci. Compi azioni decise, piuttosto che staccarti completamente dai problemi e dalle fonti di stress e desiderare soltanto che scompaiano.

– Cerca opportunità per imparare. Le persone spesso imparano qualcosa su loro stesse e osservano come, per certi aspetti, nella lotta con la perdita sono cresciute. Molte persone che hanno avuto esperienze tragiche ed avversità, hanno conseguito miglioramenti nelle relazioni, un più ampio senso di forza personale anche in momenti di vulnerabilità, un incremento di autostima, una più sviluppata spiritualità, e un maggiore apprezzamento per la vita.

– Nutri  una visione positiva di te stesso. Accrescere la fiducia nella capacità di risolvere problemi e fidarsi dell’aiuto del proprio istinto sviluppa resilienza.

– Mantieni le cose in prospettiva. Anche quando si fa fronte a eventi molto dolorosi, prova a considerare le situazioni stressanti in un più ampio contesto e mantieni una prospettiva di lungo periodo. Evita di gonfiare oltre misura gli eventi.

– Mantieni una visione fiduciosa. Una visione ottimistica ti permette di aspettarti che nella tua vita succedano buone cose. Prova a visualizzare quello che vuoi, piuttosto che preoccuparti di quello che temi.

– Prenditi cura di te stesso. Presta attenzione ai tuoi bisogni e ai tuoi sentimenti.Impegnati in attività che ti piacciono e che trovi rilassanti. Esercitati regolarmente. Prenderti cura di te stesso aiuta a mantenere la tua mente e il tuo corpo pronti per affrontare le situazioni che richiedono resilienza.

– Impara dal tuo passato. Focalizzare le passate esperienze e fonti di forza personale può aiutarti a capire quali strategie potrebbero funzionare per accrescere la resilienza.

3 commenti

  1. Decalogo d’oro! Bellissimo Davvero!

  2. Non sono proprio d’accordo…
    A mio parere il termine accettazione non varia poi tanto da quello dell’adattamento, non è che la fase successiva…le persone che cercano di adattarsi sono coloro che in qualche modo hanno accettato il fatto di avere una malattia…
    Ciò che chiami resilienza io la definisco ricerca della felicità…Il post pubblicato è bellissimo ma io lo leggo e lo vedo come un “manuale di istruzioni”
    Io ho la fortuna che non ho mai avuto ne voglia ne il tempo di leggere i manuali di istruzione ma semplicemente ho provato da solo e nel bene o nel male ci sono riuscito…
    Ciò a cui voglio arrivare è che queste “istruzioni” non servono poi a molto…perché onestamente il miglior modo per imparare a vivere serenamente e quello di vedere ed incontrare persone già serene che ti portano alla felicità ricordiamoci che ogni carattere è diverso ci sono le persone che hanno passato le pene dell’inferno ed hanno ereditato pure la SM in seguito e ne sono uscite forti e più sorridenti che mai mentre altre che hanno riscontrato la malattia senza aver mai avuto nulla in precedenza se sono già forti di carattere ce la faranno più facilmente mentre se sono più deboli hanno bisogno di aiuto ma non fisico semplicemente morale, far capire che anche se sei affetto da una malattia si può andare avanti e con un sorriso…ha più effetto rispetto ad un “manuale delle istruzioni” a mio parere 😉 comunque il post è molto bello…chi si trova in un contesto simile non dovrebbe fare altro che cercare di aiutare altre persone meno forti che hanno bisogno di un aiuto…
    Perché cadiamo? Perché solo così impariamo a rimetterci in piedi! credo che tutti ormai conoscano questa frase bhe allora perché non provarci 🙂

    ps: scusate la mia grammatica italiana so che non è il top vivendo qui a Bolzano si parla di più il tedesco e spesso faccio un po di confusione…

    • ciao Elia
      grazie per aver lasciato un commento. Sai, credo che la resilienza la possiamo chiamare in mille modi: ricerca della felicità, andare avanti, costruire…non è tanto questo il punto, quanto che in un certo qual modo ognuno di noi ha le potenzialità trasformative di fronte ad un avvenimento anche avverso, SM piuttosto che un altro. A volte non lo sappiamo, a volte non ci crediamo, a volte abbiamo bisogno di tempo. O di incontri, come dici, con persone che ce l’hanno fatta e ce la fanno tutti i giorni. Questo blog è pieno di testimonianze di questo tipo.
      E poi, certo, c’entra il carattere. Per qualcuno è più facile per altri meno, ma nulla impossibile. Una certa dose dipende da noi, dal nostro assetto mentale…o dalla disponibilità a cambiarlo un pò 😉

      p.s. il tuo italiano è perfetto! 🙂

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