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Storie per un mondo libero dalla sclerosi multipla

Non ho mai fatto volontariato finora, né prima né dopo la diagnosi, ma sento che trovare uno spazio sarebbe importante per me

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Sul numero 5/2017 di SM Italia, Francesco spiega perché, nonostante la sclerosi multipla, abbia voglia di mettersi a disposizione degli altri e fare qualcosa di utile. Certo, la paura che la patologia possa rallentarlo c’è, ma vuole fare la sua parte.

Mi chiamo Francesco, ho 24 anni. Da quando ne ho 20 convivo con la sclerosi multipla e dal giorno della diagnosi tante cose sono cambiate. Si sono aperte le porte di un mondo che prima non avrei mai pensato di attraversare, un mondo fatto (anche) di esami medici e cure talvolta faticose, poi quel senso di spossatezza, quella fiacchezza perenne… ma dico cose che già chi ci legge, qui, conosce bene.

Però, se è stanco il mio corpo, non lo sono la mia mente e la mia voglia di fare: avrò la SM, ma c’è chi ci convive da anni nonostante uno stadio di avanzamento molto più grave del mio. A loro penso spesso, e più ci penso più cresce il mio desiderio di fare qualcosa per loro, di rendermi utile.

Allo stesso tempo, però, penso che se la mia malattia, in questo momento, mi permette di fare ancora molte cose, è facile che in futuro le cose si complichino e un’attività di volontariato richiede sempre impegno, costanza e volontà di mettersi in gioco, anche fisicamente.

Così mi chiedo se ha un senso  intraprendere un’attività di volontariato quando si convive con le difficoltà della SM e in che modo potrei essere d’aiuto per gli altri. Un tema che sento caldo in questi mesi, visto che ho letto molto di riforma del Terzo Settore e di rilancio del Servizio Civile. Io, le cure, dovrei seguirle comunque e in ogni caso mi occorrerebbero più tempo e fatica rispetto a chi non ha la mia stessa malattia, ma vorrei dare anch’io un aiuto a chi ne ha più bisogno di me.

Non ho mai fatto volontariato finora, né prima né dopo la diagnosi, ma sento che trovare uno spazio sarebbe importante per me.

C’è solo una cosa che temo, e non è piccola: ho paura che la SM possa rallentarmi troppo e impedirmi di fare la mia parte. Non ho mai fatto volontariato finora, né prima né dopo la diagnosi, ma sento che trovare uno spazio sarebbe importante per me. Non è fare elemosina: sarebbe un modo per dimenticare, almeno per un po’, di avere la SM e per dedicarmi ad altro, e agli altri. «Già in tanti fanno volontariato, perché ti ci vuoi mettere anche tu, con quello che hai?» è una domanda che non voglio più sentire: quello che voglio è esserci anch’io.

Francesco N.

2 commenti

  1. Che meraviglia leggere le tue parole. Tutto verissimo.
    Vai avanti sempre con fiducia.

  2. Tutti possono fare la loro parte… Siamo piccole gocciolene di acqua ma sono proprio le piccole gocce d’acqua che formano il mare… E tu puoi dare il tuo contributo… Complimenti per la voglia di fare…

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