Storie per un mondo libero dalla sclerosi multipla

“La SM mi ha aiutata a superare i miei problemi alimentari”

GiovaniOltrelaSM

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Nella storia che ha voluto condividere con noi, Arianna ci racconta i disturbi alimentari che l’hanno accompagnata per anni e di come, con la sclerosi multipla si sia trasformata diventando una vera combattente della felicità.

 

Ho mangiato pane e olio. Di gusto: ho fatto del morso di pane lo straccio perfetto per pulire ogni goccia di olio dal piatto. Pane e olio. Li chiamo per nome comune, senza rendermene nemmeno conto. Mentre li mangio, li sciolgo in bocca e non li chiamo nemmeno. Non li conto. Mi lascio irrorare da quella semplicità guadagnata negli anni e non ci faccio caso. Non sono più carboidrati e grassi. Oggi, finalmente, ho mangiato pane e olio. Senza prescrizione medica o di amici e parenti.

Non li ho osteggiati con diffidenza da nemici, ho lasciato che mi nutrissero, banalmente. Eppure banale non è, affatto.

Sono forse quindici anni che pane e olio mi erano estranei alla bocca, nella lingua, quella parlata, quella masticata. Mangio pane tutti i giorni ormai da qualche mese, olio in quasi tutti i pasti da qualche settimana, senza ansia, senza combattere, senza compensare con i chilometri corsi o camminati, senza residui. Come il piatto bianco e pulito. Senza le tracce dei disturbi alimentari. 

Si può uscirne, fidati, cara lettrice o caro lettore. Anche se la tua vita adesso è un calcolatore di ghiaccio. Si può uscire sempre dalla paura. Bisogna però desiderarlo. Desideralo ardentemente, vitalmente, urgentemente. Come il sorso d’acqua in mezzo alla strada isolata di campagna d’agosto con l’auto in panne. O come la coperta pesante a letto d’inverno con la finestra rotta e la neve. Come un rettangolo dove sdraiarsi dopo notti macinate da affanni in un corridoio d’ospedale. Come dopo aver sfiorato la bellezza e desiderarla ancora da non riuscire più a vivere senza. La paura non merita una vita, può solo salvarcela prima di bruciarci.

Una paura più grande mi ha insegnato ad annientare il male e assaporare ogni più piccola briciola di vita. L’ultima volta in cui ho vomitato e pensato al cibo come il mio peggior nemico, dopo aver tessuto una stabile relazione di sottomissione dell’anoressia prima e bulimia poi, durata dieci anni, è stato quattro anni fa, il giorno prima dello sfociare della malattia a 22 anni.

Grazie alla sclerosi multipla sono diventata IO, non una vittima della malattia reale o immaginaria, ma una combattente della felicità.

Pane e olio: lo scrivo pubblicamente, senza vergogna, senza paura: in un gesto semplice (ho capito che) HO VINTO. Almeno stavolta.

Arianna

Se anche tu vuoi condividere la tua storia, scrivici!

2 commenti

  1. Bellissimo!
    Complimenti per la scrittura!

  2. Complimenti per la tua presa di decisione. Il cibo non è lo scopo della nostra vita altre sono le cose che ci rendono felici e sodisfatti. Parlo della mia personale esperienza e del rapporto che ho con il cibo. A seguito di ripetute ricadute il cortisone era l’ unico farmaco antinfiammatorio che assunto per periodi lunghi e al bisogno mi aveva provocato un aumento smisurato del peso a parte il gonfiore ma un senso screscente e smisurato di mangiare. Così nel tempo il mio precedente peso di Kg. 65 era stato sostituito da Kg. 92. Avevo difficoltà nei movimenti e non riuscivo ad accettarmi guardandomi allo specchio. La mia altezza 1.72 alleggeriva il tutto ma non i miei complessi. Allora mi sono rivolta ad un nutrizionista grazie al quale nel giro di due anni e mezzo sono ritornata nel mio peso iniziale. Il consiglio che rivolgo a tutti i malati di SM è quello di non cercare il cibo per affogare il proprio dispiacere piuttosto coltivate interessi dei più vari: frequentate cinema, teatri, leggete libri , coltivate hobby…ma soprattutto imparate ad accettare la SM e a conviverci nel migliore dei modi. Poi ritornando al peso fate attenzione che quando è in eccesso i movimenti si compiono con notevole difficoltà e in caso di cadute le probabilità di riuscire a rialzarsi comportano un’immensa fatica e richiedono l’aiuto di altre persone. Quindi impariamo a volerci bene e la vita ci ringrazierà.

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