Quando arriva il momento di dire “basta”

GiovaniOltrelaSM

Oggi pubblichiamo la storia di una giovane donna che racconta il suo incontro con la sclerosi multipla. Come spesso accade, però, il tempo e l’affetto delle persone più care leniscono le ferite e donano la forza per andare avanti.

Avevo da poco compiuto 30 anni e mi ero sposata. In quel momento mi aspettavo una vita molto diversa da quella che poi è stata.

Tornata dal viaggio di nozze ho scoperto di essere incinta. Era fine novembre. Quando compaiono delle perdite scappo subito in ospedale dove mi dicono che non c’era più nessun battito. Aborto spontaneo.

Superato il dolore di questa perdita, riprendo pian piano la mia vita, almeno fino a febbraio.

Mi sveglio come ogni mattina, ma stavolta con una strana sensazione a braccio e mano destra. Li sento come addormentati. Subito penso che ci ho dormito sopra senza accorgermene, quindi continuo la mia giornata senza pensarci troppo.

Le ore passano ma la situazione non migliora e continua a non migliorare neppure nei giorni successivi, così decido di andare dal mio medico curante.

Mi viene prescritta una elettromiografia per un sospetto di tunnel carpale che eseguo privatamente nel giro di pochi giorni. Risultato, tutto negativo. Torno quindi con il referto dal mio medico che decide di farmi visitare da un neurologo. Anche in questo caso prendo appuntamento privatamente con uno specialista che, devo dirlo, non è stato un semplice medico, ma un angelo.

Dopo la visita mi dice che sospetta una possibile infiammazione del sistema nervoso centrale, che per me ha suonato come una semplice infiammazione. Mi prescrive una risonanza magnetica che porta con sé la risposta ai miei sintomi: il neurologo mi dice che dall’esame si vedono delle placche ma che per avere una diagnosi certa è necessario fare il prelievo del liquido spinale. Esame che spero di non dover rifare mai più.

La sentenza definitiva arriva dopo una quindicina di giorni: sclerosi multipla recidivante remittente.

E così a giugno dello scorso anno ho cominciato la terapia con il dimetilfumarato che sto continuando a seguire.

Dopo la diagnosi mi sono sentita crollare il mondo addosso. Pianti, urla, abbracci, fino a quando mio marito mi ha detto basta! E basta è stato.

Lui e la mia famiglia mi sono stati davvero molto vicini e devo ringraziare proprio loro se oggi sono sempre io.

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