Lettera a me stesso

Una lettera scritta a se stesso per raccontarsi il periodo forse più buio. Da cui però è possibile uscire più forti

Caro A. bentornato o benvenuto? È la prima volta che scrivi a te stesso, o a me stesso? È gia strano rivolgermi così, a momenti mi do anche del lei! Ma è solo per rompere il ghiaccio.

Ti scrivo o mi scrivo, per ricordarmi chi sono e cosa sono diventato. Sto attraversando il periodo forse più buio della mia vita eppure, udite udite, sembra che ne stia venendo fuori diversamente da come pensavo, più forte e più consapevole.

Avere a che fare con una nuova compagna, che abita dentro di te senza pagarti neanche l’affitto (che stronza!), mi ha come di colpo fatto aprire gli occhi, da quel torpore che fino ad ora mi frenava.

Ho sempre vissuto con grandi aspettative, troppo grandi forse, tanto che non realizzarle mi faceva sentire sempre un passo dietro a tutti. E invece ora sembra che non me ne freghi più niente. Mi spiego meglio: non è più questione capitale raggiungere certi obiettivi, avere certi risultati. In fondo capita spesso di sbagliare, non solo a me. Ora accetto gli sbagli, riesco a perdonarmi certe cose che prima non concepivo.

Avere trent’anni e non vedermi realizzato come magari prima volevo non mi spaventa più. Tanto le cose succedono senza programmarle, e se qualcosa deve succedere, succederà. Basta solo aspettare e cogliere il momento giusto. Del resto ti è capitata questa malattia, che non era prevista da nessuna parte, nemmeno nelle tue più grandi paure: eppure non sono crollato! Prima solo a pensarlo sarei stato già sotto terra ed invece ora cerco di fare a spallate con questa strana vita, con una fame che prima non avevo mai sentito.

Certo ho la paura che un domani non sarà come adesso. Potrei stare male, anche malissimo, eppure lo accetto. Non mi viene da maledire nessuno. Inizialmente mi sono spesso fatto la fatidica domanda: “perché proprio a me?“, ma poi ho aperto gli occhi ed ho iniziato a notare cose che prima facevo finta di non vedere.

Mi è capitato, in questi pochi mesi dalla diagnosi, di conoscere persone che convivono con quotidianamente con la mia stessa compagna o altri mali, minori o persino peggiori, e di farlo con una grandissima dignità. Questo mi ha fatto capire tanto. Che non è più necessario compiacere gli altri, fare le cose nel miglior modo possibile. Certo è bello dar soddisfazioni in primis a me stesso e poi anche agli altri, ma non può essere lo scopo di una intera vita.

A momenti ho odiato vedermi in un futuro dietro una scrivania sommerso di carte ed ascoltare i problemi legali degli altri e cercare di risolverglieli. Ho odiato frequentare persone durante i corsi, che gareggiavano nel dimostrare di essere migliori in tutto agli altri. Ma non stavo odiando forse me stesso? Quel me stesso che volevo io fossi? Ecco, questo periodo mi sta facendo scrollare tutte queste brutte fisse e stranamente mi fa vivere meglio le mie giornate. Apprezzo il fatto di svegliarmi la  mattina e poter fare tutto quello che voglio, anche oziare senza far nulla. Ho un tesoro di cose da poter fare e sta solo a me decidere di farle. E tutto questo è meraviglioso. Apprezzo di più la mia famiglia, li amo ancora di più per il solo fatto di sapere che ci sono e che posso contare su di loro. Amo ancora di più la mia ragazza che, nonostante tutti i suoi problemi che in confronto ai miei sono enormi, mi è stata meravigliosamente vicina in questo ultimo periodo, come anche fino a prima di questo ultimo periodo.

Riesco a vedere un futuro insieme a lei, nonostante la grande paura che da un momento all’altro tutto possa cambiare per me, eppure lo vedo e lo voglio, come mai ho fatto prima. Apprezzo o inizio ad apprezzare tutte le piccole cose della vita, un bacio dalla mia ragazza, il meraviglioso sorriso di mia sorella, l’esser vicino di amici o anche solo di conoscenti: la gentilezza delle persone.

Non ho niente da perdonarmi, se non di essere spesso stato fermo a farmi troppe domande, quelle si che mi hanno portato ad allontanarmi da me stesso. La vera sfida ora è prendere il comando della nave, diventare timoniere nel mare della vita. Quello che è cambiato è che oggi lo faccio con una consapevolezza diversa, con il sorriso sulle labbra e il ghigno verso le paure, mie da sempre compagne di sventura. Ho deciso di essere un vero me, nuovo e meno paranoico, più libero e spensierato. Afferro una leggerezza che fino ad ora non c’era mai stata. E’ l’inizio di un percorso nuovo, esaltante, tortuoso, difficile. Ma cosa vuoi che sia diversamente?

Questo è tutto. Sì i periodi bui, neri. Ce ne saranno in futuro, ma dentro ora anche la forza. Quella forza che ho conosciuto in un letto di ospedale, in un giorno qualsiasi per gli altri, spartiacque per me, che può essere l’inizio della fine o l’inizio di una nuova vita. Ecco Angelo, fai si che sia questa seconda strada, che il leone scenda nell’arena, pronto ad affrontare gli ostacoli e superarli, con forza, saggezza ma anche con quel pizzico di follia che è sempre scorsa nelle tue vene.

Questo solo chiedo a me stesso, dire ci sono e volere davvero quello che si presenta, senza essere più soltanto uno spettatore, uscendo dalla trincea. Da oggi si inizia a lottare, da oggi si inizia a vivere!

Se vuoi condividere su queste pagine la tua storia scrivi a blog@giovanioltrelasm.it

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5 commenti

  1. Si può tutto! 😉 Coraggio…

  2. meraviglioso.
    MERAVIGLIOSO!!
    tutto ha un senso.
    tutto concorre per il raggiungimento della nostra ed altrui felicità.
    sei riuscito a descrivere minuziosamente ogni passaggio, e a presentarti e presentarci il ventaglio di nuove opportunità e consapevolezze che ti si sono aperte davanti.
    fare questo non è per niente facile. non è comune per niente.
    ci vuole coraggio. e tu hai parlato del Leone, il Re degli animali, che non teme nulla.
    l’emblema del coraggio secondo me.
    proprio come dici tu: “di batoste ce ne stanno e ce ne staranno”, come per tutti in un modo o nell’altro.
    ma ogni cosa ha il suo risvolto, l’altro lato della medaglia.
    tu lo hai capito e mostrato.
    lo hai capito tu e lo hai fatto capire a chi ti sta intorno.
    si può essere più Grandi?

  3. Grande Angelo! Non mollare mai mi raccomando….sono sclerata da quasi due anni e superato lo sconforto iniziale ho ripreso in mano la mia vita ed oggi, sto realizzando il mio piccolo grande sogno ….diventare OSS perché dobbiamo andare avanti non siamo meno a nessuno e soprattutto è a Lei che non dobbiamo dargliela vinta! Un abbraccio

  4. sei molto fortunato io è da 11 anni che ho la sclerosi e sono comletamente sola , ed ho 41 anni . non rovo lavoro, nn ho un uomo e sono stanca

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