Il mio appello per l’Erasmus: che diventi davvero inclusivo

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Adele è appena tornata dal suo soggiorno a Parigi: “è stato fantastico, uno dei periodi più intensi della mia vita”. Il suo messaggio è chiaro: deve essere un diritto per tutti, anche per chi ha problemi di salute o bisogno di terapie

Un mese è passato dalla fine del mio Erasmus e della mia vita parigina. Quella di partire è stata una decisione tormentata, pensata e ripensata mille volte. Ma ora starei male al pensiero di non essere mai partita, di non aver ridimensionato e affrontato le mie paure, di non aver vissuto uno dei periodi più felici della mia vita.

Tutto è iniziato un anno fa: sono alla fine del mio percorso universitario e mi si presentava l’ultima occasione per fare l’Erasmus. Non potevo non cogliere l’opportunità di vivere un’avventura che desideravo. Come ho raccontato in un precedente post, all’inizio vedevo ogni difficoltà che mi si sarebbe potuta presentare come se fosse insormontabile. Però, poi ho fatto emergere la voglia che avevo di partire e buttarmi in questa esperienza e ho cercato di affrontare le mie paure razionalmente.

Arrivata a Parigi, ho iniziato a costruirmi la mia quotidianità ed è stato un bellissimo viaggio dentro di me. Ho scoperto aspetti di me stessa che conoscevo poco, ho trovato la serenità nelle piccole cose, ho conosciuto persone fantastiche da tutto il mondo che mi hanno affiancato in questo viaggio. Ho iniziato a rendermi conto che la normalità era sentirsi triste ogni tanto e non quella di avere più giornate no che sì. Ho riso, ho pianto, mi sono emozionata. Ho trovato un altro posto che per me è casa.

Di sicuro non è stato facile dover tornare ogni mese a Torino per la terapia. In quei viaggi verso casa, pensavo a me e alla malattia. Da una parte, mi sentivo debole e vulnerabile: mi sembrava terribilmente ingiusto che io, nel pieno della mia giovinezza, dovessi vivere una situazione del genere. Dall’altra, mi sentivo forte ed invincibile: dopo aver scalato l’Everest, il Monviso sarebbe stato una passeggiata.

È stata fondamentale la pianificazione delle terapie che ho fatto prima di partire, solo in questo modo ho potuto organizzarmi al meglio e conciliare i miei impegni medici con quelli universitari. E non posso non ringraziare per il supporto e l’aiuto le infermiere del CRESM di Orbassano e la mia neurologa.

Un altro aspetto che ritengo cruciale è il contributo economico aggiuntivo alla borsa Erasmus che ha coperto le spese dei miei viaggi. Leggendo bene il bando, ho scoperto l’esistenza di alcuni fondi destinati a studenti con esigenze relative a condizioni fisiche, mentali o sanitarie. Con il supporto dello staff amministrativo della mia università, il Politecnico di Torino, ho presentato domanda, che è stata accolta.

Tuttavia, la risposta è arrivata soltanto quando il mio periodo di studio in Francia era praticamente finito. Per cui, non essendo certa della risposta alla richiesta del contributo aggiuntivo, prima di partire, ho partecipato ad un bando indetto da una fondazione privata, la Fondazione Cecilia Gilardi, che mi ha dato fiducia e ha deciso di supportare ulteriormente la mia esperienza.

Penso che l’aspetto di supporto economico per studenti con esigenze particolari sia fondamentale e necessario per un programma come l’Erasmus. Prima di partire, avevo anche provato a fare il passaggio al sistema sanitario francese in modo da non dover tornare a Torino per la terapia, ma le pratiche erano troppo complicate e per soli cinque mesi non ne valeva la pena. Così, ho lasciato perdere. Tuttavia, se fra le destinazioni non ci fosse stata Parigi, che è a sei ore di treno da Torino, non penso sarei partita o comunque sarebbe stato tutto molto più difficile.

Spero che l’Erasmus diventi davvero inclusivo, adottando delle misure che permettano agli studenti, che come me hanno problemi di salute e hanno bisogno di terapie mediche, di poter ottenerle nei paesi in cui vanno, senza dover tornare periodicamente a casa.

Il mio appello va a chi fa politica, a chi si occupa di politiche giovanili e disabilità, a tutti voi. Il mio Erasmus è stato fantastico, uno dei periodi più intensi della mia vita. Non potete far sì che studenti come me rinuncino a questa esperienza meravigliosa ed indimenticabile: è profondamente ingiusto e contro lo spirito dell’Erasmus stesso. È un vostro dovere migliorare questo aspetto. È un dovere di tutti noi quello di batterci per una società più inclusiva possibile, dove le montagne esistono ma tutti possono almeno provare a scalarle.

2 commenti

  1. Ciao Adele bellissimo messaggio da condividere, sei determinata,della tua storia mi sono piaciute molto le parole RIDIMENSIONARE e PIANIFICARE, è proprio così che va affrontata la quotidianità, è importante accettare come cambia la vita……

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