Storie per un mondo libero dalla sclerosi multipla

Nella vita ci sono cose che cerchi e altre che ti vengono a cercare.

La sclerosi multipla ha bussato alla mia porta quando avevo 26 anni, una mattina di gennaio dopo una festa. Quel giorno mi svegliai vedendo una macchia nell’occhio sinistro, che sbronza ieri! Pensai.  

Vi risparmio la tiritera degli esami che seguirono, ma quello che ricordo più nitidamente è un sogno ricorrente del post diagnosi: facevo una nuova risonanza e i medici mi chiamavano per avvertirmi di essersi sbagliati, in realtà non avevo la sclerosi multipla. Oh, se i sogni son desideri! 

L’ho guardata con sospetto e paura, ma a suon di psicoterapia, di scalate di pareti, discese sulla neve e vento sul viso in barca a vela è diventata uno stimolo, la forza che mi fa fare ogni cosa oggi perché domani chissà. 

Come una piccola formica, ho iniziato a costruirmi con una briciola al giorno una realtà in cui ho imparato ad accogliere questo imprevisto. 

Oggi ho 34 anni, e insegnando a scuola cerco nella genuinità dei miei studenti adolescenti quella spensieratezza che avevo paura di aver perso con la diagnosi, ma che invece ritrovo specchiandomi in ogni loro sorriso.

Forse come mi disse una mia grande amica “alcune cose capitano solo a chi è in grado di affrontarle e di trarne un insegnamento“.. e oggi posso dire che questo viaggio inaspettato mi ha insegnato ad inebriarmi di vita, di amore e di sorrisi con un entusiasmo che forse non avrei mai avuto altrimenti.

Io voglio fidarmi di questa vita e di quello che mi ha dato e mi preserverà ogni giorno!

Cecilia 

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SCRITTURA

La scrittura come strumento di sé: un laboratorio per imparare a raccontarsi

Forse qualcuno si sta ancora domandando il senso di quel laboratorio, forse qualcuno l’ha capito e ne ha colto a pieno il senso e le sfumature. Era un esperimento, una prova che sicuramente ha permesso a tutti di condividere una parte che a volte teniamo segreta tra le pagine del nostro diario, un invito a scrivere, ad affrontare anche in questa maniera certe stanze buie, certi dolori. La scrittura che aiuta, la scrittura che fa sfogare, la scrittura che invoglia a scrivere ancora di più.

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